Mi chiamo Emanuele, ho 34 anni e sono di Napoli. Mi occupo di fotografia e comunicazione, dal 2012 ho iniziato a viaggiare da solo e da quel momento nulla è stato come prima. Ho viaggiato molto in Centro e Sud America, quasi sempre senza un programma di viaggio, vivendo all’avventura giorno per giorno. Potete seguire i miei progetti sul mio sito www.emanueledicesare.it

1. Secondo te c’è una connessione tra chi è nato al sud e chi ama il sud del mondo?

Dopo 8 anni di viaggi in solitaria l’America Latina è diventata la mia seconda casa, una cultura molto vicina al mio essere. I vari sud del mondo credo vivano in maniera simile contraddizioni, problemi e difficoltà da un lato ma anche grande gioia di vivere, condivisione e capacità di adattamento.

2. Come guarda un fotografo i luoghi che visita?

Ancora oggi quando sono in giro per il mondo mi sento più viaggiatore che fotografo, questo mi fa sentire veramente libero. La fotografia però mi ha dato tantissimo, soffermarsi sui dettagli, sulle piccole cose, attendere un evento, una luce o un’ombra mi ha aiutato a rallentare, ad essere più presente. Devo molto alla fotografia.

3. È nata prima la passione per la fotografia o prima quella per il viaggio?

Grazie ai miei genitori ho viaggiato tanto sin da quando ero piccolo, anche la fotografia era una forte passione, avevo sempre la macchina con me anche a scuola ai tempi in cui i cellulari non potevano fare foto. Nel 2009 la prima reflex digitale mi ha dato la possibilità di trasformare una passione in una professione. Ma entrambe le passioni, viaggi e fotografia, hanno avuto una svolta dal 2012, l’anno in cui ho fatto il mio primo viaggio da solo. La fotografia mi ha aiutato a superare alcuni limiti personali che avevo durante i primi viaggi in solitaria, poi il viaggio stesso mi ha aiutato a fotografare e guardare il mondo in modo diverso.

4. Hai trovato davvero un modo innovativo di esporre ce ne vuoi parlare? 

Ero da poco tornato da un viaggio in solitaria in Bolivia, a settembre 2015, fu un viaggio bellissimo in un momento della mia vita molto intenso. Fino a quel momento avevo diffuso i miei lavori pubblicandoli sui social, collaborando con qualche magazine, facendo mostre, e con l’appoggio dell’Instituto Cervantes e l’Ambasciata del Guatemala feci delle conferenze a Napoli e all’Expò a Milano. Al ritorno dalla Bolivia mi resi conto che quei canali non facevano per me, e non aiutavano nemmeno la diffusione reale dei miei lavori.
Stampai le fotografie su carta e come manifesti le andai ad attaccare sul muro d’ingresso della metropolitana di Scampia nella periferia nord di Napoli, in una stazione che se ne cadeva a pezzi, senza chiedere autorizzazioni a nessuno. Ho allestito una vera e propria mostra a cielo aperto come se l’avessi realizzata in una galleria, con un testo di spiegazione del progetto e a seguire tutta la sequenza di foto. Il risultato è che senza nessun filtro ero arrivato direttamente alla gente, migliaia di persone hanno visto quella mostra. In nessun altro modo avrei potuto raggiungere quel risultato. Avevo capito che quello era il modo giusto per me, ho replicato le mostre a Milano, Bogotà, Tegucigalpa, Città del Messico, Istanbul.

5. Come scegli il tema della mostra, hai un’idea prima o dopo i viaggi?

Solitamente ho già le foto stampate prima di partire, nei viaggi porto foto di Napoli e a Napoli porto foto dei viaggi, provo a creare ponti tra culture lontane. Ragiono più come se dovessi allestire una mostra fotografica che fare un intervento di street art, voglio essere leggibile e compreso dalle persone semplici, i testi che spiegano i progetti sono tradotti nella lingua locale. Quasi sempre scelgo posti di periferia, a Bogotà sono stato in una delle periferie più pericolose e inaccessibili della città, tutto senza pagare nessuno, senza fixer e senza nessun contatto. Non è semplicissimo, è capitato di non riuscirci, che le mie foto venissero tolte dopo poche ore.

6. Che cosa è wild facts?

Così come per le mostre in strada, che ho chiamato Urban Facts, ho deciso di avviare un progetto di edizione indipendente che ho chiamato Wild Facts con cui stampo libri fotografici. Non mi piacevano i vincoli dati dall’editoria convenzionale e ho deciso di creare un libro che fosse economico, accessibile e fruibile da chiunque. Come per le mostre non ho avuto appoggi da nessuno. Il primo libro che stampai nel 2017 è stato esposto al Centro Italiano della Fotografia d’Autore, poi ne ho stampato un secondo proprio sulla Bolivia, entrambi sold-out. Ora sono in procinto di pubblicare un terzo sulla Santa Muerte, in Messico.

7. Ai nostri giorni, un fotografo indipendente può vivere delle sue passioni?

Come accennato nella mia presentazione io mi occupo anche di comunicazione e marketing, in passato ho studiato informatica, tutte competenze necessarie a chi vuole intraprendere la strada del freelance. Personalmente ho preso una decisione importante, lavoro molto per avere tempo ed energie da dedicare alle mie passioni, ma non sempre sovrappongo le due cose. Questa scelta mi ha consentito di essere libero di scegliere la cosa migliore al di là del ritorno economico.

8. Anche tu come me ami il Messico, mi dici cosa ti ha rapito?

Sono stato tre volte in Messico, due nell’ultimo anno per realizzare il progetto sulla Santa Muerte. In Messico ho ritrovato quel mix di follia e sincerità che amo di Napoli, un forte attaccamento alle tradizioni e una delle cucine più buone al mondo. Ho amato Città del Messico dove negli ultimi due viaggi sono stato per quasi un mese, una città assurda!

9. Quale è il tuo sogno di viaggio/progetto fotografico?

Ho esplorato molto dell’America Latina, il mio sogno è iniziare a girare l’Asia e sono molto affascinato dal Giappone. Fotograferò quello che incontrerò in giro 🙂
Francesca Di Pietro

Francesca Di Pietro

Psicologa e Viaggiatrice. Giro il Mondo e studio la personalità dei viaggiatori! Ho visitato più di 60 paesi molti dei quali da sola. Per me il viaggio è uno strumento di crescita personale. Ho creato questo sito per tutti quelli che amano viaggiare da soli o che vorrebbero iniziare a farlo.

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