Barbara:in autostop e senza soldi fino a Lampedusa alla ricerca di storie di cambiamento

Barbara, trentadue anni, dieci passati a lavorare come operatrice sociale, gli ultimi quattro a perdere pezzi di cuore tra Europa ed Africa, in particolare nel Bacino del Mediterraneo.
Viaggiatrice preferibilmente solitaria, ritiene il viaggio il più potente strumento di evoluzione personale.
Il 21 marzo é partita senza soldi da Livergnano, BO, verso Lampedusa alla ricerca di comunità intenzionali, storie di cambiamento ed ispirazione, finanziando Mediterranea, che soccorre in vite in mare ed é una delle più belle forme di resistenza contemporanea. Potete seguira su Instagram.

1. Cosa ti ha spinto a raggiungere Lampedusa?

A livello personale, avevo un gran bisogno di ritrovare ispirazione.
L’anno scorso, avevo chiuso la mia esperienza come operatrice sociale e avevo deciso di dedicarmi alla passione per il cucito. Ad un certo punto mi sono spaventata: ho iniziato a temere di non riuscire a vivere solo dei miei talenti, ho avuto paura di restare senza soldi. Al tempo stesso, da anni volevo fare una ricerca sulle comunità intenzionali e sperimentarmi in un contesto comunitario e mi girava nella testa, dal 2016, questa cosa di voler raggiungere Lampedusa senza soldi come piccolo ma concreto gesto di resistenza e di valorizzazione della bellezza in Italia.
Dopo un inverno difficile, un giorno ho avuto l’illuminazione: o adesso o mai più.
Ho scelto “adesso” e mi sono messa ad organizzare il viaggio.

2. Cosa rappresenta per te Lampedusa?

Dalla prima volta in cui ci ero stata nel 2017, questo piccolo “scoglio” rappresenta tre cose importanti: Il superamento delle paure. La possibilità di tenere insieme il bianco ed il nero. La necessità di andare oltre le apparenze e vedere con i propri occhi, prima di esprimersi.
Lampedusa, con la sua localizzazione ed aspetto geologico é ben più tunisina che italiana e dimostra che i confini nazionali legiferati come lo sono attualmente diventano assassini per chi non ha un passaporto europeo: io, cittadina italiana, posso infatti andarci con il mezzo di trasporto che preferisco (pure l’auto stop!) ma le mie coetanee tunisine, che sono ben più vicine all’isola, non ottengono il visto turistico. Questa É una forma attuale di colonialismo e la prima causa di morte in mare per i migranti: se potessero viaggiare, come possiamo fare noi occidentali in modo sicuro, tutto ciò che accade nel deserto, in Libia e nel mare Mediterraneo, non accadrebbe.

3. Su cosa vuoi che la gente si soffermi attraverso il tuo viaggio?

Ognuno ci vede quello che vuole, che può, che deve vederci.
Per me il viaggio è stata la scoperta di una Italia bellissima, resistente, capace di rinnovarsi e pacifica oltre che una mia personale grandissima fioritura.
Posso raccontare ciò che ho visto, posso dire come io ho superato le mie paure e come sono partita portandomele a braccetto.
Vorrei che passasse il concetto che “non abbiamo così bisogno di avere così Paura di ciò che non conosciamo”  e che ognuno applicasse questo concetto secondo le proprie esigenze, ma so, con serenità, che ognuno si soffermerà sull’aspetto, di questo viaggio, che più lo coinvolge. E che va bene così.

4. Viaggiare senza soldi per tutta la penisola ci racconti come è andata?

É stato molto più semplice di quel che pensavo, non facile. Semplice.
É stato impegnativo accettare i doni degli altri all’inizio, solo con il passare delle settimane ho imparato a stare bene nella parte della persona che materialmente ricevere qualcosa, iniziando a vedere lo scambio immateriale, forte, ispirazionale, che avevo con le persone che mi accoglievano.
Non potevo pagare per il letto o per la cena, ma se non potevo offrire forza lavoro, potevo raccontare la mia storia e questo, ogni volta in un modo diverso, accendeva qualche piccola scintilla nelle persone incontrate.
Ho imparato a chiedere i passaggi in autostop o il cibo mentre mi spostavo da un luogo all’altro ma entrando in relazione con le persone e scoprendo una grande forza interiore.
Ho imparato a fidarmi, a concentrarmi solo sull’autenticità delle mie scelte e a vedere quanto fosse semplice ottenere ciò di cui avevo bisogno: indicazioni, balsamo, fermenti lattici, il biglietto della nave per Lampedusa. In questi mesi mi sono affidata e, facendo ciò che mi rende felice, sicuramente sono dentro a qualcosa di più grande che mi conduce e protegge.
Un aspetto fondamentale di questo viaggio é che, risparmiando in vitto alloggio e spostamenti, ho potuto effettuare una donazione economica a Mediterranea (si occupa di salvataggio di vite umane nel mediterraneo centrale) che, alla conclusione del viaggio, supererà i 1200 euro.
Ho scelto questo progetto perché è la più bella forma di resistenza attuale in Italia, la dimostrazione vivente che i sogni diventano realtà e che lo fanno grazie al supporto di una intera comunità.

5. Che situazioni abitative particolari hai incontrato?

Prima di partire avevo effettuato una ricerca sul sito della Rive in merito agli ecovillaggi italiani ed in Toscana, particolarmente, sono stata ospitata da alcune comunità intenzionali. La mia prima tappa era appunto Ciricea, villa di Piteccio, Pistoia, dove una dozzina di persone condivide un ex albergo, la sua cucina, gli orti, diverse attività e momenti della settimana. Un posto dove ho lasciato il cuore e poi l’eco farm Tertulia, situata sulle magnifiche colline del Mugello, dove una coppia di origini milanesi, vive di permacultura, agricoltura sociale, turismo sostenibile ed accoglienza, in costante ricerca e trasformazione, con i loro tre meravigliosi bambini.
Un’altra tappa importante è stata la comune di Bagnaia fondata nel 1979 dove i membri vivono abbattendo il principio della proprietà privata, gestendo una azienda agricola biologica e condividendo la vita, da ben quattro decenni. La dimostrazione vivente che, volendo, si può vivere insieme in un altro modo.

6. Come è veramente la gente mentre si cerca aiuto, oltre quello che dice la propaganda?

Sono ben consapevole di aver giocato: sono partita senza soldi ma non perché realmente non ne avevo sul conto corrente e ritengo che essere una donna italiana abbia aiutato, detto questo, nella mia esperienza le persone sono state ben più disponibili di quello che si pensa.
In tanti hanno paura. Mi sono sentita dire di stare attenta, che di questi tempi è pericoloso per una donna sola. É ormai una regola di questa esperienza: più una persona viaggia o ha esperienze dirette meno teme questo modo di spostarsi, al contrario, più tempo  una persona passa davanti alla TV, più ha timore della novità e dello sconosciuto.
Non sto dicendo che non ci siano pericoli, ho sempre seguito alcune regole di sicurezza è tenuto alto il livello di attenzione.
Nelle settimane ho imparato a pormi, son convinta che le precedenti esperienze di viaggio ma anche la esperienza lavorativa abbia facilitato molto l’avvicinamento delle persone, soprattutto quelle adulte ed anziane. Il poter descrivere il progetto con una terminologia adeguata e competente, più volte, mi sono resa conto, ha aperto la disponibilità di persone sospettose e reticenti.
Per raccontare degli aneddoti, in questo viaggio senza soldi: sono stata al ristorante più volte di quello che avrei fatto a casa, sono stata alle terme (libere di Saturnia, ma terme), ho fatto un nuovo piccolo tatuaggio, ho letto due libri nuovi ricevuti in regalo ed un trattamento reiki, oltre ad aver trascorso tutte le notti in una casa ed aver mangiato (pure troppo, a volte!) a tutti i pasti.

7. Hai incontrato storie d’ispirazione?

Ogni giorno.
Più volte ho pensato che il cuore mi esplodesse di gioia davanti a cotanta bellezza. Sia le associazioni, che i singoli sono stati un esempio e ciascuno ha lasciato un segno ed un insegnamento.
Oltre alle realtà comunitarie toscane, tutte le realtà del consorzio NCO e la Fattoria Al di là dei sogni di Caserta, la scuola diretta da Maria de Biase a Policastro, Don Ciotti, Mimmo Lucano e Maurizio Zavaglia, Progetto Sud, i ragazzi e le ragazze di alcune scuole che ho incontrato, Sos Rosarno.. Ed il viaggio non è ancora finito!
Ricordo una ragazza, Alessia, che qualche anno fa ha lasciato un buon lavoro sicuro per mettersi in proprio, me l’ha raccontato con semplicità e determinazione, coscienza e volontà. Nel farlo è stata una maestra per me, mi ha trasmesso la sensazione di potercela fare, di poter credere in un sogno per amore della propria realizzazione e della propria libertà.

8. Come è la situazione a Lampedusa?

A giugno la stagione turistica é già iniziata e presto la popolazione isolana sarà decuplicata: ristoranti, barche, bar, tutto è in gran fermento, nonostante una inquietante quanto ambigua ordinanza regionale che vorrebbe interdire il transito di persone e mezzi in praticamente tutte le spiagge e di cui sono ancora in attesa di conoscere le conseguenze.
Lampedusa é militarizzata, ci sono otto radar e una quantità di forze dell’ordine sproporzionata alla popolazione, ma d’altronde é L’ultimo lembo europeo in terra africana.. Si trova in una situazione di abbandono statale e strumentalizzazione da parte dei massi media da diversi anni.
Al tempo stesso, le strade sono  ancora colate di cemento grossolano, l’immondizia e il randagismo sono ancora due problemi importanti, manca un servizio sanitario funzionale sull’isola sulla quale, da decenni, non si può nemmeno più nascere.
Nel mentre, in tanti si continua ad andare in vacanza in uno dei mari più belli del mondo, ma spesso, da parte di locali e turisti, pare manchi consapevolezza e cura di questa piccola, potente terra.
Che però resti un incantevole luogo, una terra antica, una calamita fortissima per anime in ricerca e sensibili, nonché un brullo scoglio con una delle spiagge più belle al mondo é innegabile. Con tutti i difetti suddetti, un pezzo del mio cuore é rimasto incastrato a Lampedusa.

9. Pensi di restare ad aiutare i migranti a Lampedusa?

No, non intendo restare sull’isola per il momento: tendenzialmente, ad ora, tra l’altro, sono persone in transito, non restano sull’isola più di qualche giorno e vengono trasferite nei centri siciliani o respinte.
Ho lavorato dieci anni come operatrice ed assistente sociale nell’ambito delle migrazioni senza trovare una realtà che veramente mettesse con cura e qualità le persone (operatori e utenti) come primario obiettivo. Ho molti dubbi sulla sostenibilità dell’intero sistema di accoglienza e piuttosto sogno una società più equa e dunque viaggi possibili e sicuri per tutti e i corridoi umanitari per chi scappa dalla guerra.
Piuttosto, se le avessi o se potessi acquisire le competenze necessarie, sarei più incline ad imbarcarmi per svolgere attività di soccorso in mare.

10. Il tuo viaggio si trasformerà in qualcos’altro?

Il viaggio ha contaminato il resto della mia vita e ha aperto molte porte soprattutto nella mia mente.
Vorrei che diventasse un libro ed una storia tramite la quale affrontare il tema delle paure e dei pregiudizi con i giovani e giovanissimi delle scuole: sarebbe un modo per mettere, la mia esperienza come educatrice sociale, al servizio della mia più grande passione.
E poi.. Qualche altro viaggio bolle in pentola!
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