Alberto, fin da ragazzino passa gran parte del tempo a progettare viaggi improbabili, ma è solo da qualche anno che ha iniziato a realizzare tutte le idee man mano accumulate. Qualcuna di quelle più vecchie la conserva ancora. Viaggia e prova a raccontare quello che succede mentre si muove, con un’attenzione particolare per tutte le cose che non vanno come si sarebbe aspettato. Durante il cammino cerca soprattutto l’imprevisto, e fa di tutto affinché questo si verifichi, involontariamente (è capace di dimenticare qualsiasi cosa), o anche evitando di progettare con troppa cura il viaggio di turno.
Negli ultimi anni la curiosità è aumentata di pari passo con la lista dei posti che vorrebbe visitare, e vedo sempre di più l’Antropologia nel suo futuro, ma tanto ogni anno finisce per essere completamente diverso da ciò che si aspettava.

1. Come mai hai deciso di percorre una parte dell’Islanda a piedi in Inverno?

Dell’Islanda mi affascina tutto: la natura, le persone, la storia, i racconti degli autori islandesi o stranieri che ci hanno sempre trovato qualcosa di unico, un richiamo particolare. Penso a Verne, al nostro Leopardi, persino ad artisti contemporanei e “pop” come  Samuele Bersani, tutti irrimediabilmente ispirati dall’isola . E poi, anche gli hot dog di Reykjavìk e la loro cipolla croccante non sono niente male. Purtroppo, negli ultimi anni l’Islanda è diventata sempre di più la meta di grandi tour organizzati, che portano frotte di turisti a visitare i siti più accessibili e famosi, come il Circolo d’Oro nei pressi di Reykjavìk. Ognuno ha lo stesso diritto di visitare e apprezzare un luogo, a prescindere dal mezzo che sceglie di utilizzare per arrivarci, però diciamo che se dovessi ispirare qualche persona a scegliere mezzi più sostenibili e di minor impatto sul territorio, come una bici o i propri piedi, ne sarei felice. Per me la scelta è stata dettata soprattutto da questi motivi, rinunciare a qualche comfort non è sempre così orribile come si crede, e nel mio caso rappresenta anche uno stimolo in più, oltre a rendermi più libero, e a permettermi di raggiungere luoghi che i grandi autobus asiatici o americani non vedranno mai.  E ovviamente, per quanto l’attrezzatura tecnica abbia un costo, è anche una scelta più economica.
 

2. Che itinerario hai fatto?

Ho attraversato la penisola dello Snaefellsnes, sulla costa Ovest. Partendo da un punto abbastanza improvvisato nel bel mezzo del nulla, sono andato prima lungo il lato Nord della penisola, per poi tagliare verso l’interno attraverso F- roads completamente chiuse, e invisibili a causa della neve. È stata una di queste piste a portarmi alle pendici del ghiacciaio dove Jules Verne pose l’entrata per il centro della Terra, lo Snæfellsjökull. Lì l’uso del gps è stato fondamentale, c’erano vari strati di neve che rendevano impossibile valutare la presenza di crepacci o buche, ma grazie al gps potevo rimanere sempre sulla verticale della pista, che immaginavo metri sotto di me. Una volta raggiunta la costa sud ho girovagato completamente a casaccio nelle aree più interne, è stato il momento più rilassante del viaggio, non mi ponevo più obiettivi e mi sono sentito completamente libero.
 
 

3. Come ti organizzavi quotidianamente?

 
Subito dopo la sveglia (che avveniva sempre al buio, dato che in Islanda in quel periodo albeggiava solo a mattinata inoltrata), liberavo i picchetti della tenda dal ghiaccio formatosi durante la notte. Non un’operazione troppo difficile, dato che ero io a compattare il più possibile la neve attorno i picchetti, ogni sera: con le raffiche del vento islandese, altrimenti, la tenda sarebbe volata subito molto lontano…
Subito dopo rifacevo lo zaino, e iniziavo a camminare. Ogni volta che intravedevo una cascata, una roccia o qualsiasi cosa mi incuriosisse abbastanza, deviavo dal cammino:  Il bello di non dipendere da alcun mezzo che non fossero le mie due gambe era proprio questo.
 

4. Hai sempre dormito in tenda?

 
Sempre. Nei pressi di un ruscello, in mezzo a una macchia di alberi, in riva al mare, alle pendici di un ghiacciaio… quella è stata la notte più incredibile: l’inquinamento luminoso praticamente nullo e un cielo un po’ più sgombro del solito mostravano mucchi di stelle, pianeti, e l’aurora.
 
 

5. Come hai fatto per non andare in ibernazione?

In Islanda le temperature non sono così estreme, di norma: la corrente del Golfo investe appieno l’isola, permettendo di non raggiungere mai il freddo tipico di quelle latitudini. Solo una volta il termometro segnava -17°, ma per il resto le temperature oscillavano attorno ai -3, -4 gradi. Oltre a ripararsi dal vento e ad abbigliamento tecnico, ovviamente è fondamentale restare asciutti, e un sacco a pelo adatto a certe temperature. Io ero ben coperto e non ho mai sentito freddo, forse  solo un po’ di fastidio l’ultima notte.
 

6. Come mai hai sfidato in un modo così estremo te stesso?

Troppo facilmente ci abituiamo alle comodità che abbiamo a casa. Il divano è una stupenda tentazione, il frigo non è mai troppo lontano, e io adoro entrambi come adoro stare spaparanzato davanti al camino, d’Inverno. Ormai, disintossicarmi dal comfort è una sorta di rituale ripetuto abbastanza regolarmente, almeno ogni volta che sento di starmi adagiando troppo, raggiungendo una zona di pericolo in cui sento che smetto di adorare le comodità domestiche così tanto quanto meriterebbero. Finire all’improvviso a -6 gradi, senza un tetto fisso, senza un’auto per muoversi o un divano su cui stravaccarsi, è un ottimo deterrente, specie quando sai di dover fare quella vita per un bel po’ di tempo. In più, è parecchio divertente: è un po’ come dover costantemente rispondere a degli indovinelli, solo che la soluzione non c’è fino a quando non la inventi tu. Si buca la tenda? La devi rattoppare, ma come? Devi passare di là, ma non sai se il ghiaccio è abbastanza spesso, cosa fai? Insomma, ti ritrovi a doverti lambiccare il cervello parecchio, ed è appagante sistemare i vari piccoli problemi neonati. Infine, quando sei da solo, hai tutto il tempo del mondo per riflettere, la mente si “pulisce”, grazie all’esercizio fisico produci anche un carico di endorfine enorme, e va a finire che stai bene.
 
 

7. Cosa hai imparato da questa esperienza?

Negli ultimi anni ho un po’ temuto per la futura salute dell’Islanda. Fortunatamente, nonostante oggi l’isola abbia circa 2 milioni di visitatori annui, questi si distribuiscono perlopiù nell’area di Reykjavík e nel vicino Circolo d’Oro, o comunque su una superficie decisamente estesa se pensiamo, ad esempio, alla nostra Milano, che ogni anno accoglie circa dieci milioni di turisti. Così, oggi l’Islanda  mantiene ancora un territorio libero e meraviglioso, e la Snæfellssnes resta incontaminata e pura come il colore delle sue montagne. Sarebbe egoistico ritenere che certe bellezze naturali debbano essere riservate solo a chi è giovane, e ha la possibilità di “conquistarsi” la meta avventurandosi in un viaggio solitario abbastanza lungo e faticoso, anche se pensieri di questo tipo mi colgono spesso.  Per certi versi, è bello sapere che la bellezza possa essere accessibile ai più, sicuramente aiuta ad esserne consapevoli e a riconoscerla. Anche perché, per fortuna, delle limitazioni rimarranno sempre. Il cuore più selvaggio dell’Islanda resta lì nascosto fra le rocce e la neve, e spetterà solo al viaggiatore audace che si avventura libero fra i ghiacci islandesi.
 

8. Ne è valsa la pena

 
C’è bisogno di chiederlo 😀 ?
 
 
 
Francesca Di Pietro

Francesca Di Pietro

Psicologa e Viaggiatrice. Giro il Mondo e studio la personalità dei viaggiatori! Ho visitato più di 60 paesi molti dei quali da sola. Per me il viaggio è uno strumento di crescita personale. Ho creato questo sito per tutti quelli che amano viaggiare da soli o che vorrebbero iniziare a farlo.

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