A 28 anni 5 mesi in viaggio un libro in versi. INDIA- Complice il Silenzio

Sono Luca Buonaguidi, ho 28 anni, vivo in un piccolo paese dell’Appennino, ho pubblicato 4 libri e ne sto scrivendo altrettanti, faccio dei reading con vari musicisti, scrivo di musica-cinema-letteratura su riviste, ho un blog –www.carusopascoski.com – che uso come paniere, ho organizzato un festival – Altrofest – per complicare la mia vita e cercare di migliorare quella degli altri, sono laureato in psicologia, nel tempo libero dalla scrittura lavoro in una comunità terapeutica e ho poche idee ma confuse. Nel 2013 ho fatto un viaggio di 5 mesi che ho compiuto da solo e via terra attraverso Sri Lanka, India, Bhutan, Nepal, Tibet e Kashmir e ne ho fatto un libro: India: Complice il silenzio

1. Sei dell’87 e scrivi in versi, cosa spinge un ragazzo così giovane a dare questa forma ai suoi pensieri?

Scrivo poesie perché tutti suonavano già la chitarra, perché un mio amico me ne insegnò i benefici psicologici e perché dopo aver iniziato non ho mai potuto e voluto smettere. La poesia è l’unico modo con cui posso dire e sentire ciò che non so, che è ciò che più mi interessa. Quando si è visitati dalla poesia si è sempre un passo più in là rispetto non solo al conosciuto, ma anche al conoscibile. È quell'”intero attimo di beatitudine” di cui parla Dostojevskij ne Le Notti Bianche, ma dura poco e non basta mai, “non si è mai soddisfatti” diceva Ungaretti a proposito dello scrivere poesia. Per questo o si smette presto o si continua per tutta la vita.

2. Ho notato le moltepili citazioni nei tuoi pensieri, che peso ha la letteratura di viaggio nel tuo viaggiare?

Leggo libri di viaggio quando non sono in viaggio, quando viaggio sono attratto di più dai testi sacri, i libri sulla storia e la cultura locale, ma in ogni caso i motivi del mio viaggiare sono quelli, pur con tutti i limiti del caso, espressi nei grandi libri di giganti come Chatwin, Kapuscinski, Terzani e degli altri nomi tutelari della letteratura di viaggio, al pari di tanti bei reportage che si leggono sui vari blog di viaggi. Loro sono dei facilitatori, ti dimostrano che si può fare, ti dicono che non ci si pente mai di certi strappi alla normalità, che è normale avere paura. Leggevo i loro libri e pensavo: posso fare anch’io qualcosa del genere. E oggi continuo a leggerli per mantenere la spirito in allenamento d’allontanamento, oltre che per la meraviglia che la loro scrittura e le loro storie mi suscitano.
 INDIA - Complice il silenzio"

3. Hai attraversato Sri Lanka, India, Bhutan, Nepal, Tibet e Kashmir mi dici una sensazione a paese?

Lo Sri Lanka è quella dolcezza nella semplicità che l’Occidente ha perso per sempre; l’India è la grande madre a cui prima o poi tutti dobbiamo tornare; il Bhutan un bellissimo sogno fuori dal tempo e sospeso tra una incontaminata percezione del reale e l’autismo corale; il Nepal dopo l’India mi sembrava la Svizzera e non era la Svizzera, ma un paese che trasforma ogni uomo in un flâneur; il Tibet è un’allucinazione dei sensi e dello spirito che ti ricorda l’importanza di essere piccoli; il Kashmir una miriade di spiriti diversi ugualmente assoluti.

4. Cosa hai scoperto su di te in questo viaggio?

Volevo sperimentare una solitudine e una libertà che non avevo mai vissuto così a fondo, ma che sospettavo essere una mia inclinazione, e sono lieto principalmente di una scoperta tra tante: aver scoperto che so stare davvero bene, in pace con me stesso, anche senza fare niente, semplicemente vivendo. Questo perché viaggiare insegna a togliersi di dosso il superfluo che prima di partire pare irrinunciabile; l’India inoltre è una grande lezione di tolleranza, si impara poco a poco ad accettare quello che non si capisce e si scopre il benessere derivante dalla sospensione di ogni forma di giudizio, infine che il giudizio stesso è un ostacolo a una più profonda ed empatica comprensione del reale. Condicio sine qua non è lasciarsi andare alla corrente entropica del viaggio e arrendersi all’India.
INDIA - Complice il silenzioè

5. Parlaci del libro che è nato dal viaggio

Durante il viaggio ho scritto un diario in versi, per prendere appunti sulla geografia sentimentale dell’India. Una volta tornato ho scoperto di avere per le mani un libricino strano e inclassificabile, una proposta di incontro tra la letteratura di viaggio e la poesia, forse ispiratomi inconsciamente da quei pochi ma grandissimi viaggiatori-poeti come Blaise Cendrars, Nicolas Bouvier e altri che conoscevo appena prima di partire. Nel libro, come sottolineavi prima, sono presenti molte citazioni che hanno a tema il viaggiare in India e i testi sacri induisti e buddisti, nove mie fotografie di viaggio in bianco e nero e  una preziosa lettera di Giulia Niccolai sul libro e sull’esperienza dell’India e della poesia che – come ne ha ben scritto Diego Bertelli per Poesia – costituiscono qualcosa di più di un paratesto, e concorrono nel restituire “un’idea dell’India”.

6. Si potrebbe dire che il tuo libro ha uno “stato d’animo”? Quale è?

Si, lo stato d’animo di qualcuno che vuole ascoltare qualcosa che alla fine si scopre non emettere alcun suono e parola, che si scopre essere soltanto silenzio. Un silenzio complice del rumore di fondo dell’esistenza, che costituisce un disturbo ineliminabile rispetto all’ascolto del silenzio assoluto, ma che è anche un segno dell’effettiva presenza della vita, come insegna John Cage. Così come il silenzio è il segno di qualcosa che va oltre noi stessi, che c’era prima di noi e continuerà dopo di noi. Che resta.
INDIA - Complice il silenzio_

7.  Il libro è stato scritto tutto in viaggio o hai dovuto metabolizzare alcune cose?

Il libro è stato scritto tutto in viaggio, in presa diretta e la trascrizione delle date e i luoghi destinate ad ogni brano stanno lì a testimoniare questo, sebbene poi sia naturalmente seguito un lavoro (talvolta anche molto deciso) di riscrittura, necessario per trasformare un diario personale in un libro. Un libro che potesse non tanto avere una qualche ambizione letteraria, quanto essere un invito per chi legge. L’ho scritto nell’introduzione: “queste poesie hanno preferito servire di più che essere più belle“. Lo disse Carlo Betocchi delle poesie di Clemente Rebora ed è l’intenzione alla base del mio libro.

8. Ci parli della sua versione congiunta alla musica?

Da più di un anno studio da performer, come si dice oggi, lavorando sulla mia voce recitante e sull’interazione tra testi e musica grazie alla sinergia artistica e l’amicizia con grandissimi musicisti come Girolamo De Simone, Christian Mastroianni, Elias Nardi e collettivi di sperimentazione vera come il Collective Nimel, cui si aggiungono le collaborazioni isolate ma ugualmente importanti. Il risultato sono reading in cui a volte interagiscono tre dimensioni artistiche diverse (il testo, le musiche e la videoarte) che proponiamo con sempre maggior facilità e riscontri, perché la poesia dopo qualche secolo sulla carta sta tornando alla sua forma primigenia, l’oralità, ed è un dato di fatto perché la carta non vende più e intorno ai reading c’è sempre più interesse. Nel caso particolare di questo libro, stiamo ultimando uno spettacolo ad hoc e speriamo anche un disco con il sopracitato Chris, che si avvarrà dei suoi ambienti elettronici ad hoc e un intreccio di voci, perché ospiterà camei vocali di amici e grandi artisti come Lalli, Stefano Giaccone, Miro Sassolini, Monica Matticoli, Stefano Testa, Davide Tosches, Marco Tangocci, Marco Bianchini. Vogliamo portarlo in giro a partire dal prossimo autunno, affiancando le classiche presentazioni o reading di diversa natura.
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9. La tua forte introspezione è una delle ragioni per cui viaggi da solo?

Sicuramente è uno dei motivi per cui sono partito da solo, poi una volta partiti capita talvolta di scoprirsi più introspettivi in compagnia che da soli. In tal senso viaggiare da soli non vuol dire essere soli, ma poter stare con se stessi quando se ne ha il desiderio, che sia in una solitudine effettiva o attraverso una compagnia che non ci aggravi dei pesi insiti nelle relazioni e liberi il puro sentire. Certi incontri sono rari, sono piccoli miracoli, ma partire in solitaria è il miglior modo per tendere ad essi e, sebbene possa sembrare un paradosso, certi incontri sono tra i migliori motivi per viaggiare da soli.
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