WAYRA Il Colore del Vento di Alessandro Beloli

WAYRA Il Colore del Vento

di Alessandro Beloli

Quanti di voi a un certo punto della loro vita hanno sentito l’irrefrenabile desiderio di mollare tutto e cercare fortuna altrove? 

Per me quel giorno è il 28 febbraio 2015, il giorno della svolta.

Geografo ventisettenne di Milano, disoccupato e appena uscito da una lunga storia d’amore, decido di dare seguito a quello che è sempre stato il mio sogno: viaggiare alla scoperta del mondo. In breve tempo recupero il contatto di un’opera sociale di La Paz, saluto amici e parenti e volo in Sud America.

Nell’arco di otto mesi, zaino in spalla, attraverso Bolivia, Perù ed Ecuador, esplorandone le bellezze e facendo volontariato. Lavoro così in una casa famiglia per ex prostitute bambine a El Alto, a 4000 metri di altitudine, faccio il maestro di sostegno per i ragazzi delle comunità andine vicino a Cusco e mi improvviso barista in un resort sulla spiaggia di Puerto Lopéz. 

Al contempo rischio di rimanere bloccato a causa di una tormenta di neve nel Salar de Uyuni, il più grande deserto salato al mondo, galoppo tra i canyon dove Butch Cassidy e Sundance Kid passarono i loro ultimi giorni, mi sento morire vedendo lavorare dei ragazzi nelle miniere di Potosì e nuoto con i delfini rosa nelle paludi di Rurrenabaque, dove sento di nuovo le farfalle nello stomaco.

Assisto quindi alle festività inca per il solstizio d’estate tra le imponenti mura di Sacsaywuaman, rischio la vita durante la discesa da Machu Picchu, sfido le onde del Pacifico nella Riserva di Paracas e vivo tante altre avventure, prima e dopo. 

Nel corso del viaggio scrivo di getto tutte le esperienze e le emozioni vissute e le arricchisco di ricordi e riflessioni personali con un unico obiettivo: descrivere l’indescrivibile, afferrare l’ineffabile, inseguire il colore del vento.

Il libro che è nato, WAYRA il colore del vento, è un inno alla vita, alla scoperta di se stessi, alla rinascita. È una corsa a perdifiato alla ricerca della Libertà.

Ed è al tempo stesso un punto di arrivo e un punto di partenza perché, come mi confidò uno degli amici che ora conservo nel cuore, un vecchio viaggiatore di Bolzano dagli occhi di ghiaccio e dal riso di bambino, “quando il viaggio ti entra dentro, la strada diventa la tua casa e il cielo l’unico tetto sotto cui riposare”.

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