Antonio Di Guida viaggiatore perenne: giro del mondo senza sosta

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Antonio Di Guida, nato a Empoli classe 1991, laureato in design industriale, appassionato di fotografia, viaggi, scrittura e culture. In ricerca continua di realizzare nuove esperienze di vita, vivendo più vite all’interno di una. 

In viaggio dal 2013 (Kenya-Tanzania-Australia-Indonesia-Malesia-Thai-Cambogia-Vietnam-Laos-Myanmar-India-Nepal-Oman- Emirati Arabi-Iran)

Potete seguire le sue avventure sul suo sito Italianbackpacker o comprare il suo libro (cosa che ho appena fatto) Africa: il viaggio di muzungu nella savana

1. Hai sentito la necessita di cambiare ma dove il coraggio del salto nel vuoto.

In un periodo monotono della mia vita sentivo che era il giusto momento per voltare pagina e inseguire il mio sogno, viaggiare e vivere diverse vite all’interno della mia, non volendo arrivare un domani nel pentirmi di non aver vissuto una vita diversa da quella che mi sarebbe aspettata per sempre, abbiamo una vita e bisogna esserne grati, ma chi ha detto che non possiamo vivere altre vite all’interno di questa?

Da quando ho intrapreso i miei viaggi l’unica paura che ho è quella di arrivare al mio ultimo giorno e pentirmi di non aver vissuto in pieno la mia vita, di aver vissuto sempre incatenato dentro quattro mura che circondavano una comune realtà.

In Italia dopo la laurea ho iniziato a cercare lavoro, ma dopo mesi di ricerca non ho avuto nessuna risposta, volevo iniziarmi a fare una vita mia, essere indipendente, l’Italia non riusciva ad esaudire quello che volevo. Non avevo grandi vincoli, non avevo una ragazza che sentivo potesse essere realmente importante da farmi piantare le radici, non avevo un lavoro né tantomeno una famiglia compatta da potermi far rimanere dentro le mie quattro mura. Ho fatto un salto nel vuoto, avrei potuto perdere tempo, perdere fiducia in me stesso, ma fino alla fine ho sempre creduto in quello che facevo, nella strada che intraprendevo senza voltarmi mai indietro a pensare di aver fatto la scelta giusta o meno.

viaggiatore perenne

2. Cosa hai imparato durante il Working Holiday Visa in Australia?

Penso che l’Australia mi abbia cresciuto più di ogni altra scuola intrapresa, capendo che un viaggio/lavoro all’estero è una delle esperienze di vita più importanti per la propria crescita personale. Mi sono ritrovato in una nuova terra, lontano migliaia di km da casa, senza soldi e senza un buon inglese, alla ricerca di un lavoro per poter avere poi entrambi.

Mi ha insegnato a cavarmela in qualsiasi circostanza con le proprie forze, a seguire un determinato obbiettivo e raggiungerlo fino all’ultima goccia di sudore. Trovare il giusto equilibrio per qualsiasi attività che deve essere svolta per vivere in maniera più consona e adeguata. Mi ha insegnato che credendo in un determinato obbiettivo, con i giusti sacrifici e la voglia di raggiungerlo, questo obbiettivo alla fine può essere raggiunto, cosa che avevo dimenticato potesse avverassi vivendo in Italia. Non scorderò mai le lacrime di gioia versate quando mi hanno messo davanti il mio primo contratto di lavoro della mia vita.

Lavorando poi notte e giorno per un anno a ritmi veramente estenuanti, mi ha insegnato di non buttare la mia vita nelle mani di una macchina governata da qualcuno ed essere solo un misero numero, di vivere la vita nei migliori dei modi anche se non ci sono ne soldi e né opportunità, basta la salute ed il svegliarsi con il sorriso.

Mi ha insegnato a rispettare meglio il mio corpo e la mia mente. Vivendo per mesi all’interno di un villaggio organico, ho iniziato a praticare yoga e meditazione, dove ogni giorno con decine e decine di backpacker passavo ore a coltivare cibo organico, a cucinarlo, a praticare yoga e riuscire a condividere ogni emozione che poteva essere scatenata dentro di sé, essere a contatto sempre di più con la madre terra camminando scalzi o facendo bagni in fiumi e laghi all’interno di boschi incontaminati.

Grazie anche ai seimila km fatti in autostop nel deserto australiano, mi ha insegnato a capire quanto sia importante portare pazienza, ad aspettare anche se non si sa né quando e né come arriverà quello che vogliamo ottenere.

Mi ha insegnato a vivere più libero, a capire che a volte amando più gli altri ci dimentichiamo di quanto sia indispensabile amare anche se stessi.

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3. Secondo te perché un’esperienza che consiglieresti.

Penso che l’Australia sia come un trampolino di lancio per realizzare ogni sogno che abbiamo nel proprio cassetto. Può darti un buon lavoro per realizzare determinati obbiettivi come ad esempio crearsi una vita equilibrata fra guadagno e spese. Può darti la giusta spinta per crescere e staccare le radici piantate e bloccate da anni nella propria città nativa. È un’esperienza che fa crescere interiormente svolgendo ogni giorno piccoli sacrifici che permettono di dover sopravvivere in una terra a noi estera, stare a contatto con persone che non sono della propria nazionalità, lavorare per altre che odiano il proprio accento, ma tu l’unica cosa che puoi fare è fargli capire che non c’è distinzione fra un accento diverso da un altro, allo stesso modo da una terra nativa a un’altra. È un ottimo modo per crearsi una miglior vita rispetto ad una precedente, sempre se per voi la “miglior vita” è circondata da soldi e un lavoro sicuro, non è la mia tipologia di miglior vita e questo l’ho capito proprio grazie all’Australia. Se vogliamo metterla su questo piano, l’Australia e’ una dei primi territori a darti questa possibilità, ma attenzione, il guadagno esiste ed è reale se ci diamo da fare, ma anche i costi per vivere, comprare una casa, crearsi una vita come abbiamo sempre sognato porta sempre degli enormi sacrifici, che forse quando partiamo dall’Italia non ci pensiamo minimamente, pensiamo che andando in Australia sia tutto più facile, solo perché abbiamo sentito delle voci. Non dimentichiamoci che siamo extracomunitari e che lo vogliate o no questo comporta il doppio dei sacrifici per integrarsi, ancora di più per noi italiani che non abbiamo come madre lingua l’inglese, che qualsiasi lavoro non casca sicuramente dal cielo, ma con la giusta carica e la giusta voglia di voler lavorare, alla fine qualcosa si ottiene sempre.

4. Pensi che ogni continente abbia un’anima? Tu cosa hai sentito in ognuno?

Ho sentito molto vicino il continente Africano con quello Asiatico. Molte energie di popoli, montagne e alberi lontane migliaia di km sprigionavano la stessa sensazione e stupore mentre li osservavi o li raggiungevi. Queste terre sensazionali di un color rosso fuoco, riuscivo a sentire la stessa vitalità mentre guidavo un motorino con dietro dei bambini Cambogiani come quando magari facevo un bagno in un lago con altri bambini africani. Le risate, i sorrisi, il profumo di un’aria assolutamente innaturale, sono delle piccole sensazioni che accomunano due continenti veramente unici nel nostro mondo.

Ricordo anche in Australia, quando viaggiavo nella mia casa-van, fra strade circondate da terra rossa, con qualche albero che aveva le somiglianze di uno africano, mi sembrava per un istante di essere in Africa e l’istante dopo ritornare in Australia.

I popoli e le tribù che vivono in questi continenti, con le stesse somiglianze, come il naso di un aborigeno sia talmente familiare ad un naso di una tribù della costa keniota, come uno sguardo di un vietnamita sia talmente simile ad uno sguardo di un nepalese anche se uno si trova nel cuore dell’asia e l’altro nell’estremo. Le risate dei bambini cambogiani sentiti da lontano mentre osservavo un tramonto a dir poco spettacolare seduto su una roccia, portava per un istante a vivere dei momenti vissuti in Africa. Penso che questi continenti siano uniti fra di loro, che quando si dice che la terra prima era tutt’una, viaggiando riesci a capire che era realmente così e che gli esseri che ci vivono, anche se sono di un colore diverso, anche se sono più bassi o con gli occhi a mandorla, hanno le stesse energie, le stesse anime comuni pronte a combattere ogni giorno per sopravvivere nel loro piccolo mondo.

nomadi perenni

5. Come hai deciso di vivere senza programmare nulla.

Prima di iniziare a viaggiare programmavo sempre tutto, a volte non riuscivo a raggiungere proprio quello che avevo programmato. Arrivavo alla fine di un percorso ma non mi sentivo realmente realizzato poiché il programma che avevo in mente non era esattamente come volevo. Ho iniziato poi a non programmare, a prendere il caso e seguire tutto quello che mi capitava e più poteva rendermi felice.

Alla fine, non avevo aspettative, ma solo meravigliose sensazioni di aver raggiunto un qualcosa che mai avrei pensato di poter raggiungere.

6. In Europa sono tutti ossessionati dal futuro, come fai a vivere nel presente?

Vivo nel presente perché è l’unico tempo in cui ho capito di voler vivere. Ho passato mesi nei miei viaggi a rimuginare il passato, oppure a fantasticare nel futuro, non godendomi realmente quello che avevo intorno, come le persone, i loro insegnamenti ma soprattutto i loro abbracci. Ossessionato dal passato e incuriosito dal futuro, nel mio presente ho perso migliaia di emozioni ed alla fine, stando molto tempo da solo sono riuscito a capire che è realmente fondamentale per sé stessi e per il proprio benessere vivere il presente.

Antonio di guida

7. Come ti mantieni

In Australia riuscivo a mantenermi tramite un lavoro. Quando l’ho lasciato, dovevo trovare il modo per riuscire a viaggiare e mantenermi allo stesso modo, non spendendo magari quei soldi messi da parte con sudore. Così ho seguito quello che più amavo fare, cioè fotografare e scrivere. Mi sono comprato una macchina fotografica con dei soldi guadagnati in Australia. Ho iniziato a seguire corsi su youtube per tecniche di fotografia o realizzare video. Ho iniziato a fotografare il mio viaggio in van nell’entroterra australiano e poi tramite alcuni siti di agenzie australiane sono riuscito a vendere qualche fotografia scattata, da li ho iniziato ad iscrivermi ad alcuni siti, anche americani o giapponesi, dove riesco ancora oggi a vendere delle fotografie e racimolare qualche soldo, per mantenere i miei viaggi giornalmente.

Ho iniziato anche a scrivere le mie esperienze su un diario, sono riuscito infine dopo un anno di scrittura a pubblicare il mio primo libro che racconta il viaggio realizzato in Africa, e con le vendite riesco anche da lì a racimolare qualcosa, ma questo libro è più che altro un qualcosa di personale come il far capire e invogliare realmente le persone a partire e scavalcare le quattro mura che circondano la propria vita.

Quando mi sposto utilizzo soprattutto couchsurfing, un sito web dove molte persone possano ospitarti scambiando pensieri e viaggi passati. Ma quello che amo di più realizzare mentre viaggio, è fare esperienze di volontariato. Un’esperienza di vita che avvicina il viaggiatore alla terra che viaggia. Può essere un volontariato di tipo umanitario, oppure costruttivo attraverso workshop, un aiuto manuale nel costruire orti organici, capanne, strade o dipingere alcune pareti. Volontariato per me è una parola che racchiude insegnamenti e azioni che una persona può dare e ricevere, in cambio di vitto e alloggio e soprattutto imparare la cultura del posto in cui lo si svolge, ricordando che la parola volontariato è più una parola che aiuta e insegna chi lo pratica che viceversa.

8. Ora sei in Iran in bici, come ti è venuto in mente?

Non so come è saltata fuori, sentivo il desiderio di lasciare nei migliori dei modi questo continente, di realizzare un’esperienza diversa da tutte le altre vissute. Ho viaggiato in autostop, in motore, su un van, in treno, aereo, barche e bus, quello che mi mancava era esattamente un viaggio in bici. In più volevo vivere questa parte dell’Asia nei migliori dei modi, immergermi il più possibile nella cultura persiana e nei deserti che sovrastano questa terra, sentire nel silenzio la propria ruota che gira in maniera infinita, mentre degli iraniani da lontano ti salutano e ti invitano a bere un chai. Penso sia proprio la miglior scelta fatta per vivere in pieno questa terra.

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9. Stai tornando lentamente a Empoli, è per restare o solo una pausa?

A questa purtroppo non posso risponderti perché nemmeno io so la risposta, come ho detto vivo nel presente, quando sarò tornato mi guarderò intorno e capirò se in quel momento ho bisogno di tornare a viaggiare oppure fermarmi per un istante. Ma viaggiare presuppongo proprio che per il momento non ci sarà una fine.

Conosco posti dove potrei vivere senza soldi e avere tutto l’affetto che una persona avrebbe bisogno, altri invece che potrebbero darmi un lavoro per iniziare a crearmi una vita comune fra famiglia e mutui da pagare, sta solo a me decidere quale vita intraprendere nuovamente.

10. Cosa diresti a chi si trova intrappolato in una vita che non gli piace e con pochi soldi?

Che i soldi per vivere una vita felice non servono, basta la salute ed il svegliarsi con un enorme sorriso pronti a vivere quello che realmente ci rende felici.

Che la vita non è solo una e che nessuno ci impone di vivere la vita nella stessa maniera in cui ce la troviamo davanti, che magari il caso si è presentato davanti a noi e per pigrizia abbiamo lasciato che questo caso prendesse padronanza nel comandare la nostra vita.

Che abbiamo una vita sola e non c’è peggior cosa che vivere un’unica vita.

Di prendere quella piccola pazzia che sorvola da mesi nella testa, di ascoltarla ed esaudirla, strappando così le radici da una poltrona e scollegando un cavo invisibile da una vita monotona e ai nostri occhi monocroma, senza emozioni o serenità.

Svegliarsi la mattina con il sorriso e capire che se ci fossero dei prossimi risvegli senza di esso, di voltare strada per riprendere la propria felicità.

A volte pensiamo molto più alla felicità degli altri che alla propria, facciamo poi passare del tempo, un tempo che nessuno darà più indietro, basta capire questo e quella giusta spinta per liberarsi dalla propria infelicità può essere in qualche modo raggiunta.

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