11 Gite fuori porta da Roma: i segreti del Lazio che non conoscevi

In questo 2020 impareremo a viaggiare in modo diverso, a stupirci per le piccole cose, a valorizzare tutto quello che abbiamo sempre ignorato “perché tanto è vicino casa e ci posso andare quando voglio”.

Ora il “quando voglio” sembra un anelito, un sogno, una chimera. Nei prossimi mesi, molto probabilmente ognuno di noi potrà muoversi a corto raggio, nelle vicinanze del comune di residenza. Così vivendo a Roma da più di 20 anni ho deciso di raccogliere qualche spunto per delle gite fuori porta, all’aperto, partendo dalla capitale

Gite fuori porta da Roma:

HORTI SANGIULIANEI:

meglio noto come giardino con poeta, un progetto meraviglioso di Sangiuliano  che ha ricostruito gli horti romani vicino ad Artea in provincia di latina. Tantissime piante molto rare, come palme particolari e tante specie australiane e sudafricane. Aperto dalla fine degli anni ’70, questo giardino romano conserva anche uno studio minuzioso dei colori e dei sempreverdi presenti, in modo da addolcire la stagionalità dei colori. È stato in molte occasioni set fotografico di grandi artisti.

GIARDINI DI SAN LIBERATO: progetto unico al mondo nato nel 1964 sulle rive del Lago di Bracciano, creato dalla passione per la botanica del Conte Donato Sanminiatelli, storico dell’arte nonché prodigioso giardiniere, della sua consorte Principessa Maria Odescalchi. È un vero e proprio parco botanico che racchiude specie provenienti da tutto il mondo, aceri canadesi, ciliegi giapponesi, liquidambar e parrotie persiche convivono con canfore, liriodendri tulipifera, nysse che contribuiscono in autunno ad accendere di colori brillanti l’intera Tenuta. Una parte del giardino è dedicata alle piante acidofile; vi si possono ammirare camelie in collezione, rododendri, profumate Choysia ternata e bambù neri. San Liberato è anche un roseto o meglio, una galleria infinita di rose dalle mille tonalità dii colore, interrotta e ripresa da una fontana in pietra, culla e giaciglio di ninfee e di verdi ranocchie. A rendere sublimi la Chiesa e il campanile, sui quali vigilano un fico e un cipresso pluricentenari, è la vista a volo d’uccello sulle acque del lago di Bracciano. Nella parte orientale del Parco Botanico si può ammirare il laghetto della Tenuta che, con il romantico gazebo ricoperto da una fitta trama di glicine profumato, le colorate ninfee e i fior di loto, diventa un Incantevole scenario per le vostre fotografie e le cerimonie simboliche.

Il MOAI DI VITORCHIANO:

chi l’avrebbe mai pensato che in provincia di Viterbo avessimo un Moai di sei metri come quelli che si trovano all’Isola di Pasqua. L’opera venne realizzata a Vitorchiano nel 1990 da undici maori della famiglia Atan, originaria di Rapa Nui, giunti in Italia per promuovere il restauro delle loro statue. Viste le caratteristiche della pietra locale “il peperino” corrispondenti alla pietra vulcanica con cui sono realizzati i moai originali, al team cileno risultò facile e diretta la riproduzione del monumento utilizzando le stesse tecniche di realizzazione con asce e pietre. Questa statua rappresenta l’unica scultura Moai al mondo presente al di fuori dell’Isola di Pasqua.

PERCORSO CICLISTICO ANTICA FERROVIA CAPRANICA CIVITAVECCHIA:

questo tragitto è uno dei preferiti dai ciclisti del Lazio, sono 50km, percorribili in giornata, ma non adatti a chi è alle prime armi. Un itinerario affascinante, che ricalca il vecchio tracciato dei binari dell’ex tratta ferroviaria. 10 gallerie buie, un paio di muretti da superare, un vecchio ponte in ferro e un antico borgo di minatori del 1400 con tanto di suggestiva Chiesa Neogotica, il tutto senza troppo impegno in termini di dislivello.


BORGO DI ANTUNI:

borgo fantasma che domina il Lago di Turano, ci troviamo in provincia di Rieti e questa zona è stata recentemente aperta al turismo perché è un territorio perfetto per il trekking naturalistico. Antuni sorge in cima all’omonimo monte, quasi completamente circondato dal bacino lacustre se non per un istmo che lo collega alla terraferma. Un tempo non vi era un lago al di sotto ma una vallata, e solo nei suoi ultimi 10 anni (circa) di vita il borgo si trovò a ‘galleggiare’ sulla sommità del colle. Fondato circa nel XI secolo, probabilmente per volontà della famiglia Guidoneschi che donò il castrum all’Abbazia di Farfa, la storia di Antuni fino all’epoca medievale non è particolarmente nota, mentre nei secoli inclusi tra il 1500 e il 1900 il borgo fu dominio di diverse famiglie nobiliari. Ma è del 1944 l’evento storico che portò al suo totale abbandono: Antuni fu bombardata per errore durante la Seconda Guerra Mondiale. Dagli anni ’50 è completamente disabitato. Negli anni ’90 sono cominciati i restauri che hanno rimesso in sicurezza molti dei ruderi del borgo, permettendo agli appassionati di escursionismo di riscoprirlo. Parte delle antiche mura, del Palazzo del Drago e di diversi edifici storici sono stati recuperati e oggi si possono visitare (esternamente). Sono ben visibili ancora pozzi antichi, piazze, giardini e persino un labirinto. Addentrandosi per circa un chilometro a partire da Antuni si giunge inoltre al suggestivo Eremo di San Salvatore, che con la sua posizione domina incontrastato il lago: si trova su uno sperone roccioso a picco sulle acque. Ci sono associazioni che organizzano escursioni guidate ogni domenica.

PARCO ARCHEOLOGICO DI VEIO:

resti di un’antica città etrusca a pochi km dall’uscita del Grande Raccordo Anulare, Della vasta area archeologica, solo una parete è emersa dagli scavi e conserva monumenti di rilievo come il Santuario di Portonaccio, e le più antiche tombe dipinte d’Etruria: la Tomba dei Leoni Ruggenti e la Tomba delle Anatre.

ISCHIA DI CASTRO:

un piccolo borgo vicinissimo al Lago di Bolsena, raccoglie dei tesori che in pochi conoscono. In primis i famosi Romitori, ossia degli antichi eremi rupestri scavati nel tufo da monaci in fuga nell’alto medioevo, caratterizzati da architetture piuttosto complesse, comprendenti sia le abitazioni degli eremiti sia il luogo stesso di culto.
Con ogni probabilità questi eremi dipendevano dall’abbazia benedettina di S. Colombano, da tempo scomparsa, ma secondo fonti documentate già esistente nel IX secolo. Oltre agli eremi ci sono resti di una bellissima basilica che si può intravedere ed immaginare tra quello che oggi rimane in nostro possesso. Tutte le realizzazioni sono di ispirazione gotico-cistercense e interamente scavate a mano. Disegni floreali e immaginari, ancora oggi fortemente colorati, e quanto rimane di alcune figure di santi e apostoli danno ai locali un fascino unico. L’ambiente d’ingresso era decorato da un grande ciclo di affreschi del XIII secolo, comprendente le figure dei dodici apostoli e del Redentore. Di questo ciclo, trafugato nel 1964, sono stati recuperati soltanto sei pannelli, oggi esposti nel Museo civico archeologico di Ischia di Castro. Altre cose che si suggeriscono vedere nei dintorni sono il Palazzo Farnese, che si trova proprio nel centro storico, la Chiesa di Sant’Ermete Martire, chiesa settecentesca dedicata al patrono del paese, il Santuario della Madonna del Giglio che si trova pochi chilometri fuori dal paese, ma merita sicuramente una visita.

CASCATE DEL SALABRONE:

Si trova a circa 1 km dal paesino di Farnese al confine con la Toscana, all’interno della Riserva Naturale Regionale Selva del Lamone. Per arrivare alla cascata bisogna seguire il sentiero n. 8 della riserva – CAI. L’itinerario si chiama “Sentiero della Cascata del Salabrone” e inizia dalla strada che collega Farnese a Pitigliano. Pur non essendo particolarmente alta, si mostra al visitatore imponente e grazie al paesaggio circostante; così la Casata del Salabrone assume un aspetto ancor più suggestivo e selvaggio. Il sentiero per arrivare alla cascata è breve (0,6 km e 10 minuti di cammino) ed è adatto a tutti.

GROTTE DEL CREMERA:

si trovano in località Formello a due passi da Roma, alle spalle della più famosa Cascata della Mola. Per proseguire a piedi lungo il fiume è preferibile farlo in estate quando il livello del Cremera è più basso, magari indossare degli stivali di gomma o una muta di neoprene e scarpette da scoglio per proteggersi dal freddo.

NECROPOLI ETRUSCA CASTEL D’ASSO:

una delle più grandi e ben conserva necropoli etrusche, nella zona dell’Axia. Le tombe sono molto particolari perché hanno l’entrata a dado , un tipo di costruzione che rende più difficile l’accesso, sono tutte tombe intagliate nel tufo, articolate in una vallata in cui la divisione dipende alle origini e il rango dei nobili sepolti. Si consiglia di visitarla con una guida perché la cartellonista è limitata.


IL BOSCO SACRO DI PAGO E LA FONTE BANDUSIA:

bellissimi luoghi della Sabina raccontati in versi fin dall’antichità da Orazio, Ovidio e Virgilio. La celebre Fonte Bandusia  dove alla vigilia dei Fontanalia, festa che ricorreva il 13 ottobre, secondo  Varrone, si gettavano ghirlande nelle fonti e si coronavano i pozzi. Il paesino di Vacone dove si trova la fonte, è  probabilmente dove si trovava il tempio della dea Vacuna (Fanum Vacunae). Non perdete ll vicino Pago, il misterioso bosco sacro cantato anche da Plinio

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ROSETO GIOVANNI CHILANTI:

si trova nelle prossimità di Magliano Sabina, si tratta di un roseto privato, voluto dal collezionista di rose Emanuele Dotti, il progetto nasce nel 2009 e viene aperto al pubblico dal 2012; al momento sono presenti più di 900 tipi di rose. Il Roseto si estende su una superficie di tre ettari divisi su due livelli, all’interno del quale ci sono 45 Ulivi che fanno da sostegno alle Rose Gigantee e ai grandi Rambler. Le Rose sono disposte secondo una divisione botanica ospitando esemplari di tutte le classi di Rose.

Ora il “quando voglio” sembra un anelito, un sogno, una chimera. Nei prossimi mesi, molto probabilmente ognuno di noi potrà muoversi a corto raggio, nelle vicinanze del comune di residenza. Così vivendo a Roma da più di 20 anni ho deciso di raccogliere qualche spunto per delle gite fuori porta, all’aperto, partendo dalla capitale. E con la comodità del servizio di noleggio auto a Roma, anche chi non possiede una vettura può muoversi in tutta comodità e sicurezza, dimenticando i ritardi dei treni e raggiungendo anche graziose destinazioni prive di stazioni.

 

Questo articolo è stato scritto seguendo i preziosissimi consigli del mio amico Marco Scagliarini, botanico, garden designer e giornalista, specializzato in conservazione e divulgazione naturalistica. 

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