UNO STUDIO SUL NIENTE – Viaggio in Giappone di Luca Buonaguidi

UNO STUDIO SUL NIENTE – Viaggio in Giappone

di Luca Buonaguidi

edito da Italic Pequod, 2018

Si chiama UNO STUDIO SUL NIENTE – Viaggio in Giappone, è un diario di viaggio in versi sul Giappone, corredato da fotografie itineranti e citazioni di scrittori, fumettisti, filosofi, monaci e viaggiatori che hanno ispiratoun viaggio. Il risultato è questo studio sul niente espresso in 21 cartoline geopoetiche devote alla tradizione giapponese di accompagnare parole a immagini perché, come scriveva Cesare Brandi, il Giappone “resta arcaico anche se è maestro di elettronica”. Il libro è irrorato di un un sentire noto con il nome di wabi sabi, una parola intraducibile che anima la concezione estetica giapponese, fondata sull’accettazione dell’impermanenza e dell’imperfezione delle cose, oltre che della loro ininterrotta relazione col soggetto che le osserva.
Ho intervistato l’autore per saperne di più su un libro così concettuale e al tempo stesso così emotivo

1. Che cosa è per te il Giappone?

Un paese affollato ma rarefatto, i cui segni immutati si nascondono dietro l’apparenza ordinaria delle piccole cose, un mondo a sé indecifrabile in cui la tentazione di decifrare è quindi il primo ostacolo da rimuovere per coglierne l’essenza, un posto per camminatori meditabondi disposti a dilatare il pensiero per sostenere l’ipotesi esotica, zen, della radicale non-pensabilità della vita. 

2. Come ti è venuto in mente di scrivere questo libro?

Claudio Giunta scrive che non conosce un singolo scrittore che al ritorno dal Giappone non abbia scritto un taccuino di idee e parole, perché questo paese stimola la testardaggine nel provare a dire ciò che si sente ma non si capisce, schiaccia lo straniero nella sua condizione come nessun altro. Così anch’io questo libro l’ho scritto perché, come tanti miei illustri predecessori, volevo provare a capire il Giappone, a stabilire quel contatto faticoso con cui, per fare un esempio opposto, l’India ti travolge all’arrivo. 
 

3. In che modo questo libro è legato al tuo viaggio in Giappone?

Ho dovuto accettare quasi subito che non v’era modo di spiegare razionalmente l’esperienza del Giappone, di stabilirvi quel contatto sperato ricorrendo sistematicamente ad idee e congiunture. L’unica possibilità di fissarne l’informe ed avvicinarlo stava nell’evocarlo, limitandosi ad osservare come i poeti haiku. Solo con questa poetica, zen o semplicemente paziente attesa si può cogliere il gusto del Giappone, più a portata di poeta che di etnologo, testimoniato più fedelmente da un giardino zen che da mille anni di filosofia.

4. Per te potrebbe essere più una lettura per chi ama il Giappone o per chi vorrebbe andarci per la prima volta?

Il libro è dedicato ai “malati” di Giappone, ma è alla portata di tutti i neofiti, purché curiosi di andare oltre agli stereotipi. Nel libro io stesso sono un neofito che, tappa dopo tappa, si libera dei pregiudizi e impara qualcosa di nuovo e impensato. Può avere tanti utilizzi diversi: è senz’altro un mucchietto di cartoline filosofiche su cui meditare e una guida poetica a ciò che può essere visitato solo simbolicamente. Ma spero soprattutto che possa diventare un libro-amico con cui viaggiare in Giappone e con cui dialogare intorno al niente che questo paese evoca continuamente oppure un libro da aprire una pagina alla volta, a caso, per viaggiare dal divano di casa in questa terra tanto lontana culturalmente e geograficamente. Qualcosa che accresca il suo valore nell’incontro col lettore.

5. Cosa ha questo paese di così enigmatico?

Ci sono molte ragioni per odiare questo paese e Tiziano Terzani le sue uniche pagine di puro risentimento le ha dedicate, non a caso, a questo paese dove non riusciva proprio a ritrovarsi. I motivi sono lì, davanti agli occhi di tutti: la pressione sociale fagocitante, la tenaglia economica, i disastri industriali… E poi ci sono altrettante ragioni per amarlo, spesso più sottili ed elusive. Se ti metti in scia ai poeti e letterati, come ho fatto, fin dentro i grattacieli di Roppongi ti coglie uno spaesamento che è la distanza tra ciò che sei e l’Altro che sempre inseguo e per cui sempre riparto. L’Altro che qui si palesa nella sua radicale enigmaticità, di cui Yukio Mishima soleva dire: “solo l’invisibile è giapponese” e quest’invisibile è ciò che in questo libro ho provato a testimoniare del Giappone, di un viaggio e del niente.
il libro sarà presto disponibile in tutte le librerie e negozi online. Per ricevere una copia direttamente dall’autore con un piccolo omaggio e rivolgergli le vostre domande, scrivete a lucabuonaguidi@hotmail.it
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