In questi giorni di quarantena si legge più del solito, tra le decine di notizie brutte che sono arrivate, sono rimasta incredula e sofferente quando ho letto che Luis Sepulveda è stata una delle vittime del Covid. Un uomo che ha resistito a 2 anni di prigionia in un carcere Cileno, ha resistito alle scosse elettriche, alla fame, ad essere confinato in un buco alto 50cm per settimane, è morto per un virus! Bizzarra la vita!

Da sempre è uno dei miei scrittori preferiti, io amo gli scrittori latinoamericani e amo chi parla di questa terra, ho letto tantissimi suoi libri, ma quando ho saputo della sua morte ne ho comprati due di cui uno è appunto La Frontiera Scomparsa e l’ho finito in un paio di giorni.

La Frontiera Scomparsa ha lo stile letterario di molti dei suoi libri, capitoli che rappresentano storie a se stanti unite da un fil rouge. Questo libro parla di un viaggio, un viaggio molto diverso da quello di Patagonia Express, un viaggio di fuga, di miseria e di terrore.

Inizia in carcere quando Sepulveda era vittima del regime di Pinochet perché comunista e perché scriveva raccontando quello che succedeva nel suo paese. Racconta in maniera parziale quella che era la vita del carcere per i prigionieri politici, una grande solidarietà tra di essi e continue torture fine a se stesse, solo per mantenere il controllo e l’annichilimento della propria mente.

Riesce ad uscire di galera grazie alla pressione di Amnesty International ed inizia il suo lungo migrare attraverso la Cordillera con l’unica speranza di poter prendere un volo per la Spagna. In quegli anni il regime di destra aleggiava un po’ ovunque e i comunisti veniva perseguitati. Per quanto lui fosse uno scrittore e professore universitario, navigò nella più estrema miseria, denunciato spesso durante la sua fuga, perseguitato dalla polizia.

Il suo lungo e doloroso viaggio si conclude con l’arrivo in Spagna, nel paesino da dove era partito suo nonno e con la ricerca dell’evidenza che le sue origini fossero effettivamente quelle. Riesce a ritrovare un suo vecchio zio e le tracce delle sue radici.

Un viaggio attraverso tante frontiere, ma sempre all’interno dello stesso dramma del regime, l’assenza di libertà, il controllo, la paura. La frontiera scomparsa per Sepulveda è quella che ti apre verso la felicità, quella che prima era così scontata e ora per quanto tu ci provi,sembra così difficile. Quello che aiuta l’autore è l’incontro più o meno casuale con i suoi “compagni” lungo la strada, ancora una volta il contatto umano ti salva dal terrore.

Francesca Di Pietro

Francesca Di Pietro

Psicologa e Viaggiatrice. Giro il Mondo e studio la personalità dei viaggiatori! Ho visitato più di 60 paesi molti dei quali da sola. Per me il viaggio è uno strumento di crescita personale. Ho creato questo sito per tutti quelli che amano viaggiare da soli o che vorrebbero iniziare a farlo.

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2 Commenti

  1. Avatar

    Prima di Corona, il problema era lavorare in viaggio. Oggi viaggiare sembra essere più difficile che lavorare. Non solo che molti paesi hanno chiuso le loro frontiere. Anche i viaggi aerei sono diventati più difficili. Sul radar di volo si può vedere come pochi aerei sono attualmente in funzione. Sarebbe eccitante sapere cosa ne pensi.

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    • Francesca Di Pietro

      Bhe pensa chi come me lavora con il viaggio, ha perso sia il lavoro che la grande passione!

      Rispondi

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