Kopi Luwak: il caffè più costoso al mondo e perché non dovresti berlo

Il Kopi Luwak è il caffè più costoso al mondo. Diventato famoso dopo l’importazione in Inghilterra da parte di un commerciante di nome Tony Wild avvenuta nel 1991; e per la sua presenza nel film con Jack Nicholson, “ Non è mai troppo tardi”, del 2007, si è trasformato nel giro di pochi anni da quella che era una piccola produzione artigianale, in un affare d’oro da 900 euro al chilo, con punte di 90 euro a tazza, proprio per il crescente aumento della domanda.

Ma dietro questo prodotto, si nasconde una terribile verità.

In bahasa, la lingua dell’ Indonesia, Kopi significa caffè e il Luwak è lo zibetto delle palme – o civetta delle palme, un curioso mammifero con un nome da folletto, la faccia mascherata e una considerevole coda. Può raggiungere il mezzo metro di lunghezza e i tre chili di peso. Vive nel Subcontinente indiano, in Indocina, Cina, Indonesia e Filippine. Di recente è stato introdotto anche sull’Isola di Sulawesi, sulle Piccole Isole della Sonda e sulle Isole Molucche. In generale tra gli habitat che preferisce ci sono le foreste primarie e secondarie decidue e sempreverdi, le piantagioni e anche le aree civilizzate fino a 2400 metri di altitudine.

È di sicuro un curioso mammifero, che passa l’intera giornata in alberi cavi, in cerca di fresco e spostandosi soprattutto di notte da un albero all’altro. È carnivoro, si ciba principalmente di roditori e insetti – e questo lo rende un attore importante nella catena alimentare, ma non disdegna i vegetali e soprattutto la frutta tropicale.  Innocui e solitari sono esseri molto schivi, gli zibetti, che non amano il contatto con gli altri esemplari, figurarsi con gli esseri umani.

Purtroppo però, dimenticatevi l’immagine di questi allegri animaletti che saltellano da un ramo all’altro. Lo zibetto delle palme viene in alcune zone cacciato sia per essere mangiato, sia per essere utilizzato come animale da compagnia, altre volte viene allontanato perché può creare dei problemi agli agricoltori che devono contare i danni legati alle laute cene che lo zibetto fa a loro spese.

Ma il triste destino di questo simpatico animaletto non si ferma qui. Due secoli fa ai braccianti indigeni di Sumatra e Giava, quando l’Indonesia era una colonia olandese, era vietato prepararsi un caffè con le bacche raccolte direttamente dalle piante. Così nelle piantagioni e nei boschi si iniziò ad utilizzare le bacche ingoiate dal Luwak, che avevano traversato lo stomaco e l’intestino dell’animale e che erano poi finite nei sui escrementi.

Proprio così. Il Kopi Luwak, il caffè più pregiato al mondo è fatto di cacca.

Il caffè semi digerito dallo zibetto è diventato una bevanda rara e preziosa. Molti esperti di caffè hanno affermato che la sorprendete bevanda ha un sapore più dolce e più morbido, e che ha un profumo più intenso di qualsiasi altra. Sarà pure vero, ma i retroscena legati alla sua produzione farebbero rabbrividire chiunque.

 Se il successivo utilizzo da parte dei colonizzatori non modificò le condizioni di produzione che continuarono a prevedere la raccolta degli escrementi degli animali in stato selvatico, l’aumento della popolarità dell’Indonesia come meta turistica – soprattuto l’isola di Bali, ha determinato una massiccia crescita della domanda del prodotto. La richiesta sempre maggiore di questa specialità e l’evidente limite di produzione hanno portato alla nascita di allevamenti intensivi in batteria di zibetti alimentati forzatamente.

«La famiglia dei viverridi, cui appartiene lo zibetto delle palme, comprende decine di specie. La civetta (o zibetto) africana, che ho studiato in Gabon, in Nigeria, nelle tre Guinee e in altri Paesi non viene disturbata dall’uomo», spiega Andrea Ghiurghi, zoologo romano dell’UICN, l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura. Le cose sono diverse in Indonesia, nelle Filippine, a Timor Est e in Vietnam, dove gli zibetti vengono catturati e rinchiusi. Il pubblico deve sapere che decine di migliaia di zibetti sono trattati così».

Tenuti in condizioni simili a quelle dei polli o delle oche per il foie gras, in Indonesia le civette delle palme vengono rinchiuse in piccole gabbie dove sono ingozzate di bacche di caffè. L’alimentazione privata di rettili, insetti, piccoli mammiferi, frutta – elementi che fanno parte della loro normale dieta – e la costrizione in uno spazio molto limitato causano ai piccoli animali livelli di stress e di denutrizione tali da far sorgere problemi di salute – arrivano addirittura a perdere il pelo, oltre ai comportamenti autolesionisti e nevrotici. Sebbene normalmente dopo tre anni di cattività sia prevista la liberazione, molto spesso le condizioni degli zibetti sono tali da non permettere la loro sopravvivenza dopo il rilascio.

E ora rischiano addirittura l’estinzione.  «Se le persone ne fossero a conoscenza lascerebbero perdere il caffè», spiega Chris Shepherd della ONG Traffic South-East Asia.

Molte Organizzazioni che si battono per i diritti degli animali, chiedono il divieto assoluto di produrre il Kopi Luwak. La Peta (People for the Ethical Treatment of Animals) organizzazione no profit a sostegno degli animali, ha promosso una campagna di sensibilizzazione e di boicottaggio. Insieme alla situazione di sfruttamento degli animali, un investigatore della Peta ha documentato come la descrizione sulle etichette “caffè da luwak selvatici” sia spesso falsa. Gli stessi allevatori hanno infatti dichiarato che è quasi impossibile produrre questo caffè raccogliendo solo gli escrementi di zibetti selvatici e che l’industria ha consapevolmente contrassegnato come di origine sostenibile chicchi ottenuti da zibetti in gabbia.

In Gran Bretagna Tony Wild, proprio colui il quale lo avevo introdotto inizialmente, insieme a vari gruppi ambientalisti, ha ottenuto che i grandi magazzini Harrods togliessero questo caffè dagli scaffali. Catene di hotel cinque stelle come i Four Seasons e i The Mandarin lo hanno eliminato dai menu.

Ma la storia non è ancora finita. Da un pò di tempo a questa parte l’imprenditore inglese Matthew Ross, ex-banchiere di Goldman Sachs, ha lanciato il Kopi Luwak ecosostenibile. Quello di Sijahtra, l’azienda di Ross con sede a Hong Kong, è prodotto solo con i chicchi degli zibetti liberi, che i contadini di Sumatra raccolgono uno alla volta nella foresta. Fa lo stesso la Bespoke, dell’ex-mercante di diamante Richard Hardwick e dell’indonesiano Ade Makmursyah. Per assaggiare il loro kopi luwak “buono” si spendono 50.000 dollari al chilo, oppure 50 a tazzina.

E così la civetta del caffè continua a conquistare popolarità. In Indonesia i visitatori non si lasciano scappare l’esperienza di interazione con gli animali selvatici e, ahimè, anche con i Lawak. La domanda turistica diventa un altro modo per monetizzare l’atroce condizione degli zibetti.

In conclusione, non credo che il Kupi Luwak sostenibile sia la risposta. Se un prodotto è creato sulla vita di altri esseri viventi, non può essere buono, nonostante le caratteristiche organolettiche.

Pensate che lo zibetto fu al centro della scena nel 2003 in Cina, quale principale imputato di essere il portatore della SARS (polmonite atipica). Esatto, proprio così, vi dice qualcosa?

Oggi ci troviamo in un momento di svolta epocale, il Coronavirus ha cambiato completamente le nostre vite e ci ha messo davanti all’esigenza di rivedere, oggi non domani, il nostro rapporto con il Pianeta e gli altri esseri viventi, per la salute nostra e di tutti su questa terra.

Occorre prendere atto che la natura ci sta indicando che dobbiamo riconsiderare il modo in cui trattiamo il mondo animale e che soprattutto dobbiamo smettere di infliggere sofferenza agli animali.

E quando ricominceremo a viaggiare, facciamolo con la consapevolezza che la pratica turistica può aiutare solo se viene realizzata nel rispetto dei luoghi, delle persone e degli animali, e che l’interazione con quest’ultimi deve essere spontanea e senza alcun tipo di costrizione. Quando programmerete il vostro prossimo viaggio rivolgetevi ad associazioni animaliste o a ONG internazionali; informatevi sempre molto e cercate esperienze realmente sostenibili e cruelty-free.

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