Erasmus. Autostop.

Due parole che sono in realtà due porte che si aprono su nuove inimmaginabili visioni.

Erasmus è l’etichetta che ogni universitario vorrebbe affibbiatagli addosso, il nome che anticipa una delle più grandi esperienze della sua vita: l’anno accademico vissuto in una grande città o sperduto paesino d’Europa, condividendo paure, gioie, scoperte e ubriacature con altri coetanei provenienti tutti da paesi diversi. Erasmus è forse il più grande progetto del nostro continente che porta le secolari culture europee a incontrarsi, a scontrarsi, a confrontarsi, ad amarsi ed infine a capirsi. Se oggi l’Europa è un posto “più piccolo” è anche grazie alle migliaia di Erasmus che, una volta tornati, si rendono conto di quanta bellezza ci sia nella diversità.

 Autostop è libertà assoluta, una cosa non facile da affrontare. Kerouac narra egregiamente quel vortice di sensazioni incontrollabili, talmente intense a volte da diventare una vera e propria droga, il bisogno di partire, di andare, il dove non importa, ma basta che si vada. Autostop è letteralmente farsi trasportare. Dalle tue gambe, dalle ruote di qualcuno, dai sorrisi, dalle coincidenze, da coloro che dovevi incontrare lì in quel momento, perché così era scritto. O forse tu lo hai scritto,  l’inchiostro della prima parola che combacia con il tuo primo pollice alzato.

Due sono le parole come due sono quei tipi un po’ strani, gente che ama camminare nel cuore della notte tra parchi innevati e con la temperatura di venti gradi sotto zero, tipi che se la vivono, tipi che non possono semplicemente prendere un aereo per tornare a casa dopo aver vissuto un sogno durato dieci mesi lassù, nelle terre del Nord Europa.

 Come si fa a lasciare un’esperienza tanto intensa in una terra fiabesca come l’Estonia, con sei mesi di neve perenne, il silenzio che si assapora in ogni luogo, obbligati a convivere nello stesso edificio con oltre un centinaio di giovani di tutto il mondo, imparando che la propria prospettiva e il tuo cucinare non sono né gli unici né i migliori; come si può abbandonare questa vita per tornare a quella precedente che hai ormai dimenticato utilizzando il mezzo di “teletrasporto” del ventunesimo secolo, una struttura con finestrini ondulati e hostess che camminano leste, dove sali conscio di essere in una dimensione e scendi sentendoti catapultato in una nuova realtà che non hai neanche avuto il tempo di accettare?

Non puoi, non potevamo. Quindi abbiamo spedito le valigie e siamo tornati in autostop.

Quasi 3.000 km per tagliare verticalmente l’Europa, dall’Estonia fino giù al Mediterraneo, passando attraverso sette paesi per lo più sconosciuti e dalle lingue impronunciabili: Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Croazia e Slovenia.

Un’avventura, prima ancora che un viaggio, perché in realtà era l’avventura che cercavamo. Osservando la grossa mappa del vecchio continente non potevamo resistere all’idea farci mezza Europa in solitaria, di provare finalmente sulla pelle cosa significhi lasciarsi andare, mettere se stessi sul bordo di una strada e aspettare di perdersi fra mondi sconosciuti guidati dalla forza degli eventi.

Il bene che esiste fra le persone sarebbe stata la nostra sola salvezza, l’unico modo per proseguire e portare a termine la missione. Infatti lo abbiamo trovato lungo il tragitto questo bene, fra campagne ungheresi, boschi polacchi e campi lituani: chi ci ha dato un passaggio per un kilomentro, chi ha voluto la nostra compagnia per diverse ore o chi ci ha ospitato in casa, senza distinzioni di sesso o di età.

Un anno dopo il viaggio ho sentito che questo ammasso di ricordi e sensazioni doveva essere tirato fuori, raccontato, perché qual’è lo scopo di una grande storia se non quello di essere condivisa?

Così iniziai a buttar giù le prime righe mentre mi trovavo a Ibiza, anche se l’intero libro fu scritto  durante il mio secondo anno in Australia: nel periodo in cui vivevo nella riserva naturale di uno dei maggiori scrittori australiani, protetto dalla natura selvaggia e dalla saggezza di quelle foreste ho potuto incontrare la serenità necessaria per ricordare e per elaborare una delle esperienze più significative dei miei 25 anni di esistenza. È stato di fondamentale aiuto l’uso del mio “diario di bordo” che ho conservato gelosamente una volta tornato a casa sano e salvo: il mio amore per la scrittura non poteva non suggerirmi di portarmi appresso oltre al cambio, allo zaino e al mangiare anche un quaderno per scrivere le mirabolanti avventure che ci sarebbero ovviamente capitate lungo la strada. Infatti, nei momenti di attesa o di stanchezza, il bisogno fisiologico di possedere una penna fra le mani per scaraventare su carta la tempesta di emozioni e avvenimenti che ci stavano succedendo era inarrestabile, perennemente presente nella mia testa e nel mio animo.

Grazie ad esso, grazie a questo bisogno di raccontare tramite la scrittura, ho potuto arricchire questo libro rileggendo quelle pagine che registravano la realtà che ci piombava addosso nelle sue interminabili forme.

Il libro è pronto si chiama: Due Erasmus in Autostop esiste, è stato scritto, ma non ha ancora preso vita, il suo percorso per diventare un libro vero e proprio deve passare attraverso un progetto di crowdfunding.

Il sito di Bookabook, primo portale di raccolta fondi per libri inediti in Italia, ha accettato di inserire la mia opera fra i suoi progetti così, circa tre mesi fa, prendeva il via una nuova sfida: raccogliere oltre duemila euro in sei mesi in modo da permettere al mio scritto di essere quindi edito, corretto, stampato e distribuito in libreria. Insomma, di diventare un vero e proprio libro. Attualmente mi trovo sulla soglia dei mille euro e la crescita continua grazie a tutti coloro che spargono la voce, che reclutano altri amanti del viaggio o accaniti ricercatori di belle storie, come quelle avventure che bisogna viversi almeno una volta nella vita. O semplicemente si allarga il numero di curiosi che vogliono scoprire come abbiano fatto un italiano e uno spagnolo a raggiungere il Mediterraneo partendo dagli ex territori russi semplicemente alzando il pollice.

I soldi che ciascun sostenitore mette nel progetto corrispondono proprio con l’acquisto di una o più copie del libro stesso prima ancora che venga pubblicato: chiunque voglia leggere questo racconto o semplicemente è intenzionato ad aiutare un giovane scrittore a raggiungere il sogno del primo romanzo può farlo a questa pagina https://bookabook.it/projects/2-erasmus-in-autostop/ dove troverà una breve descrizione della storia e di chi è lo scrittore (un tipo strano) e la possibilità di scaricare gratuitamente le prime 45 pagine alla voce “Anteprima” e di appunto comprare anticipatamente il libro scegliendo fra varie opzioni, come ebook o cartaceo.

Comprare una copia significa per me avvicinarmi un passo in più alla nascita del mio libro.

 Piaccia o non piaccia, difficilmente ci si annoierà a leggerlo. Questo posso garantirlo.

Il mio desiderio è quello di riuscire a portare te lettore nello stesso reame di sensazioni che governava le nostre menti e i nostri cuori mentre ci sentivamo completamente liberi, vivendo giorni pieni di pura incertezza.

Fare autostop è come andare in barca e prendere il mare: non hai idea di dove ti stia dirigendo, non ci sono tracciati da seguire, ma conosci la direzione, confidi nel flusso che scorre attorno a te, e, aprendo confidente le tue braccia, lasci che il dolce soffiare del vento ti accompagni fino alla tua meta.

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/2Erasmus-in-AutoStop-1510488249258863/

Francesca Di Pietro

Francesca Di Pietro

Psicologa e Viaggiatrice. Giro il Mondo e studio la personalità dei viaggiatori! Ho visitato più di 60 paesi molti dei quali da sola. Per me il viaggio è uno strumento di crescita personale. Ho creato questo sito per tutti quelli che amano viaggiare da soli o che vorrebbero iniziare a farlo.

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