Che cosa è il Nyepi la giornata del Silenzio di Bali

Questo articolo è stato scritto da Mattia Calligaris, una mia guida diving di Nusa Penida qualche anno fa, putroppo a causa della mia sbadataggine non l’ho mai pubblicato, ma meglio tardi che mai. Grazie Mattia.

Se Bali non fa per voi perché la reputate ormai troppo turistica, potreste avventurarvi alla scoperta delle isole che la circondano.

Forse non proprio per caso ci trovavamo a Padangbai, un porticciolo da dove si parte per le ormai conosciutissime Gili Islands, famose per i festival musicali, la vita notturna e le immersioni subacquee.

Appena arrivi in questo ex paesino di pescatori, ora pieno di guesthouse e uffici turistici, vieni letteralmente travolto dalle offerte di trasporto per le Gili e per le altre famose destinazioni balinesi come Ubud, Amed, Lembongan etc.

Lembongan, sita a 12 km dalla costa, s’intravede in lontananza dal porto sovrastata da un’altra isola alle sue spalle, che nessuno offre o nomina: si tratta della bellissima e poco conosciuta  Nusa Penida, anche chiamata l’Isola dei Demoni.

Se per caso ti venisse voglia di chiedere quanto costi andare a Nusa Penida, molto probabilmente  ti sentiresti rispondere: “Ma perché vuoi andare lì? Non c’e’ nulla d’interessante, vai piuttosto alle Gili, a Lembongan…e avanti con la lunga lista. Se poi ti venisse in mente di continuare dicendo: “No no, voglio proprio andare a Nusa Penida!” Quasi sicuramente le guide turistiche cercherebbero in tutti  i modi di farti cambiare idea.

Così è successo a noi, spinti alla scoperta di quest’isola misteriosa da cotanta reticenza.

Nusa Penida, ancora poco visitata dai turisti, in passato utilizzata come colonia penale, dichiarata riserva naturale nel 2010 e importante centro per il ripopolamento di molte specie di uccelli in via di estinzione, costituita essenzialmente da tufo, rocce vulcaniche e fenomeni carsici, offre anche panorami mozzafiato, ad esempio la possibilità di ammirare allo stesso momento sia Bali che Lombok da Puncak Mundi, il punto più alto dell’isola.

Ad eccezione della spiaggia di Crystal Bay, tutta la costa ovest è caratterizzata da alte scogliere dalle quali si godono viste spettacolari e lingue di sabbia bianca raggiungibili solamente via mare.

La costa orientale invece è quasi interamente adibita alla coltivazione delle alghe ed è punteggiata da piccoli villaggi di pescatori che vivono in baracche di paglia.

A congiungere queste due realtà così differenti sulla costa nord c’è una strada facilmente percorribile, qui attracca il traghetto che collega l’isola a Bali e dove si concentra la maggior parte delle strutture per turisti.

Un’altra particolarità di Nusa Penida è la coltivazione delle alghe Agar: durante la bassa marea si possono scorgere filari di alghe coltivate che sembrano ciuffi d’insalata, ben suddivisi in appezzamenti quadrati vicino alla costa. Queste alghe, che crescono in limitatissime zone climatiche del pianeta (e che a causa dei cambiamenti climatici stanno scomparendo) vengono ampiamente utilizzate nell’industria alimentare e cosmetica come addensante. Ciononostante non è qui che troverete grossi impianti, ma solamente gli anziani del villaggio che continuano a cimentarsi in quest’ attività peraltro molto faticosa, legando manualmente le piantine sui filari e raccogliendole in enormi ceste di vimini per poi farle macerare al sole ed inviarle in paesi lontani.

Nusa Penida però non è interessante solo dal punto di vista naturalistico, ma è anche la meta privilegiata dei balinesi per i loro pellegrinaggi specialmente in prossimità del Nyepi, il Capodanno induista.

Ed è proprio di questa Bali che voglio raccontare, di antiche usanze e costumi, riti religiosi e pagani che si tramandano da millenni identici a se stessi.

Il Nyepi, ovvero la celebrazione del capodanno Hindu balinese, celebra l’armonia tra gli uomini e la natura, attraverso una giornata interamente dedicata alla meditazione introspettiva, naturalmente preceduta da alcuni giorni di festa.

Due giorni prima del Nyepi tutta la popolazione di ogni villaggio trasporta, durante la processione del Melasti, icone raffiguranti persone, case e il Barong (il leone sacro della foresta) per poi  purificarsi  nell’acqua sacra, che in un’isola di pescatori è il mare stesso.

Con il passare delle ore diventa evidente che ci si sta preparando alla grande festa. I negozi cominciano a chiudere, l’eccitazione per il Capodanno – come in tutto il mondo – sale e inebria grandi e piccini, tutti vestiti a festa, chi va al tempio con le offerte, chi si diverte giocando per strada godendosi i giorni liberi da scuola.

La mattina dell’ultimo giorno dell’anno un’altra processione, il Ngerupuk, percorre le strade dei villaggi per purificarle dalla presenza umana di un anno intero: le donne del villaggio ornano gli incroci attraversati dalla processione con le tipiche offerte floreali che adornano costantemente ogni casa, negozio, tempio in tutta Bali.

E nel pomeriggio comincia quindi l’ultima processione: all’imbrunire da ogni tempio esce un Ogoh-ogoh (demone) che insegue bambini urlanti e a sua volta viene inseguito dagli adulti che tentano di scacciarlo col fuoco al ritmo delle percussioni tradizionali. Quando finalmente I demoni sono stati scacciati da ogni villaggio, cala il silenzio e l’oscurità. L’elettricità viene interrotta per ventiquattr’ore, tutti tornano alle proprie case per ottemperare alle regole del giorno del Nyepi: Amati Karya, ridurre al minimo le attività lavorative e sociali (dalla porta di casa si intravedono solamente i controllori della quiete, che fanno le ronde per assicurarsi che nessun malintenzionato entri nei negozi rigorosamente chiusi). Amati Geni, nessun fuoco può essere acceso essendo il fuoco anche simbolo della rabbia umana, nel culto Hindu. Amati Lelanguan, nessun tipo di intrattenimento o viaggio non indispensabile può essere svolto ed è consigliato anche il digiuno. Nemmeno i turisti possono spostarsi dai loro alberghi, per convogliare tutte le energie verso l’introspezione e la meditazione (e anche per evitare di incontrare qualche demone che potrebbe essere ancora rimasto sulla terra).

Dopo questa giornata dedicata al silenzio, il mondo liberato da ogni demone, da ogni interferenza umana con la natura, Ngembak Geni, il nuovo anno ha inizio, è tempo di salutare parenti e amici, riappacificarsi con le persone con le quali c’erano stati degli screzi, e finalmente riavvicinarsi alla vita di ogni giorno. Un altro anno fresco fresco è cominciato.

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