Non solo Wembley e San Siro: gli stadi meno conosciuti (ma più affascinanti) da visitare

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Quando si parla di turismo calcistico, il pensiero corre quasi automaticamente ai grandi templi europei: impianti conosciuti in ogni continente, inseriti nei tour delle metropoli e legati a club capaci di attirare milioni di tifosi. Eppure alcuni dei luoghi in cui il calcio assume la sua forma più affascinante si trovano lontano dalle rotte più battute.

Ci sono stadi costruiti dentro vecchie cave, campi stretti tra montagne e oceano, tribune a pochi metri dall’Adriatico e impianti raggiungibili attraversando una città in vaporetto. Qui il fascino non dipende tanto dalla grandezza della squadra di casa, quanto dal rapporto tra il terreno di gioco e ciò che lo circonda.

Per chi considera lo stadio una parte integrante del viaggio, e non soltanto il luogo in cui assistere a novanta minuti di calcio, esiste quindi un’Europa parallela tutta da scoprire.

Gospin Dolac, quando il calcio incontra le rocce di Imotski

Bisogna raggiungere Imotski, nell’entroterra della Dalmazia croata, per trovare uno degli stadi più particolari del continente. Il Gospin Dolac sembra essere stato inserito nel paesaggio quasi per necessità più che per progetto: il terreno di gioco occupa infatti uno spazio compresso tra la città e le pareti rocciose che caratterizzano la zona.

Poco sopra lo stadio sorge la fortezza di Topana, mentre nelle immediate vicinanze si trova il celebre Lago Blu, una grande depressione carsica diventata uno dei simboli naturali della città. L’ente turistico della Regione spalatino-dalmata presenta non a caso Gospin Dolac come una delle attrazioni di Imotski, sottolineandone la posizione ai piedi della fortezza e accanto al lago.

Il risultato è un impianto che visto dall’alto sembra quasi irreale: il verde del campo, le gradinate, la pietra chiara e l’acqua del lago formano un unico scenario. Il calcio professionistico internazionale è lontanissimo, ed è proprio questo uno dei motivi per visitarlo. Gospin Dolac permette di vedere quanto uno stadio possa diventare espressione diretta del territorio in cui è stato costruito.

Kantrida, lo stadio schiacciato tra la montagna e l’Adriatico

Sempre in Croazia, ma più a nord, Rijeka conserva uno degli impianti storici più spettacolari dell’area balcanica. Il Kantrida occupa una sottilissima fascia di terra tra le rocce di un’antica cava e il mare Adriatico.

Il primo campo regolamentare venne realizzato in questo spazio già nel 1913 dai giovani del club Victoria. Nel corso del Novecento l’impianto fu progressivamente trasformato, mantenendo però la caratteristica che ancora oggi lo rende immediatamente riconoscibile: da una parte incombe la parete rocciosa, dall’altra praticamente comincia il mare.

Per decenni è stato soprattutto la casa del Rijeka e ha vissuto anche serate europee memorabili, come la vittoria per 3-1 contro il Real Madrid nella Coppa UEFA del 1984. Oggi il suo valore supera però la semplice storia sportiva: Kantrida è diventato uno dei simboli visivi della città.

È uno stadio vecchio stile, irregolare e lontano dai criteri estetici delle nuove arene europee. Proprio per questo possiede qualcosa che molti impianti modernissimi non riescono a riprodurre: una geografia impossibile da replicare.

Il Municipal de Braga, una tribuna dentro una cava

Lo Sporting Braga è ormai una presenza abituale nelle competizioni europee, ma non appartiene certamente alla ristretta cerchia dei club dal seguito planetario. Il suo stadio, invece, meriterebbe una fama persino superiore a quella della squadra.

Il Municipal de Braga venne costruito per Euro 2004 su progetto dell’architetto portoghese Eduardo Souto de Moura. Al posto della classica struttura chiusa su quattro lati presenta soltanto due grandi tribune parallele. Dietro una delle porte rimane visibile la parete dell’antica cava del Monte Castro; dall’estremità opposta lo sguardo può invece proseguire verso il paesaggio e la valle del Cávado.

La copertura sospesa, sostenuta da una rete di cavi d’acciaio, contribuisce a rendere la struttura ancora più riconoscibile. Con circa 30 mila posti è il più grande degli impianti presenti in questa selezione, ma resta soprattutto un’opera architettonica: il portale turistico della città organizza anche visite guidate e lo presenta esplicitamente come un punto di riferimento per gli appassionati di architettura. Qui il motivo del viaggio può tranquillamente precedere la partita.

Pier Luigi Penzo, andare allo stadio in vaporetto

Il calcio italiano offre pochi rituali prepartita paragonabili a quello di Venezia, squadra appena ritornata in Serie A e destinata a lottare per mantenere il posto in massima divisione, secondo le indicazioni delle quote sportive su siti come Marathonbet, Unibet o 888sport. Lo Stadio Pier Luigi Penzo si trova infatti sull’isola di Sant’Elena, affacciato sulla laguna e vicino agli spazi della Biennale.

È il secondo stadio di calcio più antico ancora esistente in Italia dopo il Luigi Ferraris di Genova e può essere raggiunto a piedi da Piazza San Marco in circa mezz’ora oppure, soluzione decisamente più caratteristica, utilizzando il vaporetto.

Non serve che l’impianto abbia dimensioni monumentali. Il fascino sta precisamente nel contrario: nel rapporto con l’acqua, nelle dimensioni raccolte e nella sensazione di trovarsi dentro Venezia anziché in una periferia sportiva separata dalla città.

È inoltre un’esperienza destinata ad assumere progressivamente anche un valore nostalgico. Il Venezia FC ha infatti indicato l’apertura del nuovo impianto del Bosco dello Sport per l’autunno del 2027, precisando che fino ad allora la squadra continuerà a giocare al Penzo. Per chi ama gli stadi storici, questo rende una visita ancora più interessante.

Druso, una partita nel cuore delle Alpi

Anche l’Italia possiede un altro piccolo impianto che merita maggiore attenzione. È lo Stadio Druso di Bolzano, casa del Südtirol e profondamente legato al paesaggio alpino della città.

La sua forza non sta nell’architettura spettacolare nel senso tradizionale del termine. Il Druso è uno stadio raccolto, inserito nel tessuto urbano di Bolzano e circondato dai rilievi. Il Comune lo identifica come il principale punto di riferimento cittadino per gli appuntamenti sportivi e come struttura destinata, tra le altre discipline, al calcio.

Dopo la ristrutturazione degli ultimi anni, l’impianto ha mantenuto dimensioni contenute e un rapporto molto diretto tra tribune e campo. Nelle giornate limpide, però, è sufficiente alzare lo sguardo oltre gli spalti per capire perché valga la visita: le montagne diventano parte della scenografia della partita.

È probabilmente una delle destinazioni italiane più interessanti per chi vuole costruire un weekend calcistico diverso dal solito, abbinando lo stadio a una città visitabile facilmente e a un territorio completamente differente rispetto alle grandi capitali del pallone.

Eiði, il calcio ai confini dell’Atlantico

Alle Isole Faroe persino la definizione di “stadio” assume proporzioni differenti. Nel piccolo villaggio di Eiði, sull’isola di Eysturoy, il calcio viene giocato in uno scenario che potrebbe tranquillamente appartenere a un documentario naturalistico.

Il comune conferma la presenza di uno stadio utilizzato dall’EB/Streymur, mentre l’impianto di Eiði figura anche tra le sedi calcistiche previste per gli Island Games del 2027.

Quello di Eiði è soprattutto un esempio perfetto del rapporto tra le Faroe e il pallone. Nell’arcipelago i terreni artificiali compaiono persino nei villaggi più piccoli, spesso circondati da montagne, fiordi e oceano. Visit Faroe Islands descrive il calcio come una componente quasi onnipresente della vita locale e ricorda come le particolari condizioni climatiche abbiano favorito già dagli anni Ottanta la diffusione delle superfici sintetiche.

Qui difficilmente si programma il viaggio per assistere a una squadra conosciuta all’estero. Si viaggia invece per scoprire un luogo nel quale il calcio riesce a sopravvivere e prosperare in condizioni geografiche completamente diverse da quelle alle quali siamo abituati.

Henningsvær, il confine tra stadio e paesaggio

Rimanendo nel grande Nord, vale infine una piccola eccezione alla definizione tradizionale di stadio. Il campo di Henningsvær, nelle isole Lofoten norvegesi, non possiede vere tribune e quindi sarebbe più corretto parlare di terreno di gioco. Escluderlo, però, da un viaggio alla ricerca dei luoghi più suggestivi del calcio sarebbe quasi impossibile.

Si trova su uno sperone roccioso circondato dal mare, all’interno di un piccolo villaggio di pescatori. FIFA ha raccontato come il campo sia diventato celebre a livello internazionale proprio per questa ambientazione, con montagne, rocce, rastrelliere utilizzate per l’essiccazione del merluzzo e Oceano Atlantico a comporre lo sfondo. Anche Visit Norway lo indica ormai come una delle immagini caratteristiche di Henningsvær.

Paradossalmente è proprio l’assenza delle strutture tipiche di uno stadio a renderlo speciale. Non ci sono grandi curve, hospitality o anelli di cemento: c’è soltanto un rettangolo verde conquistato alla geografia delle Lofoten.

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Autore

Francesca Di Pietro

Giro il Mondo e studio la personalità dei viaggiatori! Ho visitato 80 paesi molti dei quali da sola. Per me il viaggio è uno strumento di crescita personale. Ho creato questo sito per tutti quelli che amano viaggiare da soli o che vorrebbero iniziare a farlo. Ho pubblicato: <a href="https://amzn.to/3d08YIU" rel="”sponsored”">Il Bello di Viaggiare da Soli: guida al travel coaching per ottenere il massimo da noi stessi</a> edito Feltrinelli.