Mostra di Cartier Bresson a Roma

L’autunno è la mia stagione preferita per andare per mostre, hai più voglia di stare al chiuso, ma se è una bella giornata hai una scusa per bere un bicchiere di vino all’aperto.

Ci sono fotografi da studio e poi ci sono gli storytellers 1.0; Cartier Bresson è di sicuro una persona che ha imparato a fotografare per poter raccontare delle storie, o meglio per raccontare il suo punto di vista della storia.

La mostra allestita a Roma al museo dell’Ara Pacis fino al 25 gennaio,  è molto vasta, abbraccia tutto il periodo produttivo dell’artista.

Consiglio di dedicarvi almeno due ore e di prendere un’audioguida per poter approfondire moltissimi aspetti che altrimenti ignorereste.

Mi è piaciuto molto l’aspetto narrativo dell’allestimento della mostra, non è il semplice mostrare i grandi successi, ma è raccontare un uomo, veder nascere quel talento e quella unicità che trasforma un appassionato in un artista.

Mostra_henri_cartier_bresson_

Come tutti gli uomini Cartier Bresson, ha inizato a fotografare imitando i suoi idoli, ripercorrendo gli stili che all’epoca andavano di moda; diciamo che  fotografare manichini o vetrine è un po’ come i nostri piedi sulla sabbia, ma più passavano gli anni e più lui si allontanava dalla sua partenza, non solo artisticamente, ma anche “di pancia”.

Credo che chi ha la fortuna o “la sfortuna” di viaggiare tanto nella vita (non di andare in vacanza come molto spesso la gente associa) impari a leggere la realtà in un modo diverso. Purtroppo impara anche a leggere la storia come non ce la raccontano né i media né i libri, così Cartier Bresson, ha avuto la fortuna di trovarsi al centro di un’epoca storica di grande cambiamento, in cui molta gente voleva sapere, ma non ne aveva i mezzi. Così diventare fotoreport per la Magnum o per Life è stato portare i lettori in un luogo lontano senza filtri, non mostrare le foto patinate o costruite che la stampa voleva dare in pasto ai lettori, ma quelle vere non sempre piacevoli.

Roma Cartier-bresson

Ovviamente nella mostra ci sono moltissime foto famose, come il funerale di Ghandi o la rivoluzione rossa in Cina, ma ci sono due sezioni che mi sono particolarmente piaciute, perchè mi hanno fatto soffermare su un qualcosa al quale non avevo mai riflettuto fino ad allora.

– il ritorno dalla guerra

Cartier Bresson, immortala la marcia di ritorno dei profughi nei propri paesi, in questo caso in Francia, centinaia di persone, a volte anche di ebrei provenienti dai campi di concetramento, che attraversano frontiere con gli occhi allegri, divertiti, e vengono inondati di DDT come se fosse del prezioso profumo che li preparasse al ritorno. Nelle guerre si parla sempre di fughe, ma poi la gente alla fine torna a casa… e per la prima volta ora so che faccia aveva.

– la nascita delle vacanze

Sembra una frase strana vero? le vacanze mica nascono, beh per noi degli anni ’70-’80 no, ma per le generazioni precedenti qualcuno le ha inventate!

Quando il governo francese concede il diritto di due settimane di ferie pagate ai cittadini, nasce qualcosa che nessun uomo aveva vissuto dalla notte dei tempi: il diritto di divertirsi.

Per la prima volta si veniva pagati per spassarsela, nascono bisogni, sogni, desideri, progetti e quella che poi sarebbe diventata l’industria più grande del mondo: il turismo.

Beh se non si è capito la mostra mi è piaciuta parecchio e soprattutto, mi piace il senso che anche se il tempo passa, l’arte mostra sempre una realtà sconosciuta, forse prima era lontana nei luoghi ora è lontana nei tempo.

Se non l’avete già letto vi consiglio un libro che ho molto amato “L’immaginario del Vero “.

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