Mappa in legno nello studio: arredamento per chi ama viaggiare

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C’è una cosa che ho capito dopo anni passati a scrivere di viaggi: l’ambiente in cui lavori non è neutro. Non è uno sfondo passivo. È una presenza costante che entra nel tuo testo, che ti condiziona, che ti apre o ti chiude. E io, che scrivo di mete lontane, di partenze in solitaria, di quella sottile alchimia psicologica che trasforma un viaggio in qualcosa di più, avevo un problema serio: una parete bianca davanti a me.

Nella mia vecchia casa avevo una parete interamente dedicata al planisfero. Era enorme, travolgente, era bellissima. Quando mi sono trasferita nel nuovo studio, quella parete mancava, e con lei mancava anche qualcosa di più difficile da nominare: la sensazione visiva del mondo là fuori, tangibile, raggiungibile.

Ho impiegato un po’ a trovare la soluzione giusta. Ma alla fine è arrivata!

Mappa in legno: quando l’arredamento ti rappresenta

Mi hanno regalato la mappa del mondo in legno di 68Travel, e devo ammettere che quando l’ho aperta non sapevo bene cosa aspettarmi. Avevo visto oggetti simili che risultavano finti, troppo decorativi, privi di carattere. Questo invece ha qualcosa di diverso: il legno ha spessore, i rilievi tridimensionali dei continenti si percepiscono al tatto, e i dettagli geografici sono abbastanza precisi da soddisfare chi, come me, ha passato anni a studiare mappe sul serio. Per montarla servono quattro fori a parete, niente di complicato, e un nastro biadesivo che è incluso. Il risultato finale ripaga abbondantemente il piccolo lavoro richiesto.

Ora occupa una parete del mio studio e quando entro, ogni mattina, è la prima cosa che vedo.

C’è una parola che in psicologia si usa spesso parlando di spazio e cognizione: affordance. Indica ciò che un ambiente offre, ciò che suggerisce di fare senza dirlo esplicitamente. Una scrivania ordinata suggerisce concentrazione. Una libreria ben curata suggerisce riflessione. Un planisfero in legno, con i suoi continenti a rilievo e le sue superfici vive, suggerisce movimento. Esplorazione. Possibilità.

Per chi lavora nel mondo dei viaggi, o anche solo vive i viaggi come parte identitaria di sé, avere quello sguardo disponibile mentre si lavora non è un vezzo. È quasi una necessità.

Arredare con intenzione: lo spazio dice chi sei

Parlo spesso, nei miei percorsi di coaching, di identità da viaggiatrice come qualcosa che non finisce quando si torna a casa. Il viaggio non è un episodio della vita, è una postura verso il mondo. E quella postura va alimentata anche negli spazi in cui si abita quotidianamente.

Arredare con intenzione, per chi ama viaggiare, significa portare dentro casa quegli oggetti che tengono viva la connessione con ciò che sei al di fuori delle mura domestiche. Non si tratta di trasformare il soggiorno in un museo dell’esotismo o di accumulare souvenir senza criterio. Si tratta di scegliere pochi elementi capaci di parlare al tuo senso più autentico di te.

Un planisfero non è solo decorazione. È una mappa cognitiva. È un promemoria visivo di dove sei stata e di dove potresti ancora andare. Ogni volta che ci posi gli occhi mentre pensi, mentre scrivi, mentre sei in pausa, il tuo cervello lavora in sottofondo: recupera memorie, costruisce aspettative, alimenta quella che la psicologa Barbara Fredrickson chiama la broaden-and-build, la capacità di allargare il repertorio cognitivo ed emotivo attraverso emozioni positive. Il bello è che questo processo avviene anche solo guardando.

Come tenere traccia dei paesi visitati

Una delle funzioni che preferisco di questo tipo di planisfero è la possibilità di personalizzarlo, segnando i paesi in cui sei stata. Puoi farlo con puntine colorate, con piccoli adesivi, o anche solo con una matita che tracci un segno sottile sui confini. Ho incontrato viaggiatrici che usano colori diversi per distinguere i viaggi solitari da quelli in compagnia, o i paesi esplorati in profondità da quelli appena attraversati.

Tenere questa traccia non è una questione di ego, di quanti paesi si riesce a collezionare. È piuttosto un atto narrativo. Costruisci una storia visiva di te stessa, e quella storia ti appartiene in un modo molto concreto, fisico, che nessun file digitale riesce a replicare.

Io al momento ho messo dei pin nei paesi visitati.

Idee per integrare una mappa in legno in spazi diversi

Non è un oggetto pensato solo per chi lavora da remoto o ha uno studio dedicato. Funziona in molti contesti, a patto di scegliere la parete giusta.

In soggiorno diventa il centro visivo della stanza, soprattutto se abbinata a una palette neutra che ne valorizzi il calore del legno. In una camera da letto può diventare l’ultima cosa che guardi la sera, quella che tiene vivo il desiderio. In un corridoio, su una parete stretta, è quasi un’opera d’arte minimalista che accoglie chi entra.

Il consiglio pratico: prima di montarla, prova a posizionarla appoggiata alla parete e osservala da diverse distanze. La tridimensionalità del legno cambia molto in base alla luce, sia naturale che artificiale. Una luce laterale e radente che illumini i rilievi fa emergere i dettagli in modo spettacolare, trasformando una parete qualsiasi in qualcosa di molto più interessante.

Perché uno studio da viaggiatore ha bisogno di questo

Torno dove ho cominciato. Scrivere di viaggi avendo davanti a sé una parete bianca è possibile, certo. Ma è come cucinare senza mai assaggiare gli ingredienti. Lo spazio in cui lavori dovrebbe nutrire ciò che produci.

Da quando il planisfero è appeso nel mio studio, mi ritrovo spesso a fare pause diverse. Non quelle passive in cui si scrolla lo schermo, ma quelle in cui si alza lo sguardo, si individua un punto sulla mappa, e la mente parte. Qual è la stagione migliore per andare là? Come sarebbe arrivarci da sola? C’è un aeroporto, o bisogna costruire un itinerario più complicato?

Sono pause creative. Quelle in cui nascono idee per articoli, spunti per i percorsi di coaching, temi per la newsletter. Non so se questo dica qualcosa di me o del pianisfero. Forse di entrambi.

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Autore

Francesca Di Pietro

Giro il Mondo e studio la personalità dei viaggiatori! Ho visitato più di 75 paesi molti dei quali da sola. Per me il viaggio è uno strumento di crescita personale. Ho creato questo sito per tutti quelli che amano viaggiare da soli o che vorrebbero iniziare a farlo. Ho pubblicato: <a href="https://amzn.to/3d08YIU" rel="”sponsored”">Il Bello di Viaggiare da Soli: guida al travel coaching per ottenere il massimo da noi stessi</a> edito Feltrinelli.