Lombok: un’isola in bilico tra turismo e autenticità

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La prima volta che sono arrivato a Lombok ho avuto la sensazione di essere finito in un luogo ruvido, quasi dimenticato. C’erano surfisti in cerca dell’onda giusta, bambini che giocavano a piedi nudi nelle campagne, nasi goreng preparati in piccole cucine di legno a ridosso della spiaggia. Bastava salire su uno scooter per pochi minuti per ritrovarsi tra villaggi, strade semivuote e paesaggi che alimentavano continuamente la sensazione di avere ancora molto da scoprire.

Già allora sentivo parlare di Lombok come della possibile “nuova Bali”. Un paragone che, guardandomi intorno, faticavo a comprendere. La vicinanza geografica era evidente, tutto il resto molto meno: poche costruzioni, poco turismo, servizi essenziali, un ritmo di vita completamente diverso. Più che una versione meno sviluppata di Bali, Lombok aveva un’identità completamente diversa.

Tornai l’anno successivo, alla ricerca di quell’atmosfera che, però, in parte era già sparita. Nuove strutture, più viaggiatori, luoghi diversi: piccoli segnali, ma sufficienti a intuire la direzione in cui l’isola stava andando.

Se vuoi approfondire, ti consiglio di leggere la guida completa a Lombok, dove trovi consigli, luoghi da visitare e itinerari per scoprire l’isola.

Kuta Lombok, dove il cambiamento corre veloce

Se c’è un luogo in cui il cambiamento si percepisce con maggiore evidenza, quello è di sicuro Kuta. Durante i primi anni, dopo le nove di sera, era difficile persino trovare un posto dove poter cenare. Le giornate iniziavano presto e la sera il paese rallentava fino a spegnersi prima delle dieci.

Oggi quella Kuta è quasi inesistente. Al suo posto è cresciuta una cittadina molto più vivace. Nuovi ristoranti, caffè, hotel e piccoli locali propongono drink fino a tarda notte.

Anche i grandi brand si sono accorti delle potenzialità di un mercato in piena crescita. Lungo la strada principale, Starbucks, Rip Curl e altri marchi internazionali dividono i pochi metri di asfalto con i piccoli baracchini gestiti dalla gente del posto.

Probabilmente questa è una delle immagini che racconta meglio le contraddizioni di Kuta: in pochi passi puoi passare da un nasi goreng preparato per poche rupie a un paio di pantaloncini da surf che costano quanto lo stipendio mensile di un indonesiano.

Non credo abbia molto senso stabilire se tutto questo sia necessariamente un bene o un male. Il turismo ha portato servizi, investimenti e nuove opportunità, ma ha inevitabilmente modificato anche l’atmosfera di un luogo che fino a pochi anni fa aveva tutt’altro ritmo.

A Kuta, più che in qualsiasi altra parte dell’isola, ho iniziato a capire quanto velocemente Lombok stia cambiando e quanto sia diventato difficile immaginare dove possa portare questa trasformazione senza chiedersi, allo stesso tempo, quanto dell’isola che conosco riuscirà a rimanere intatto.

Progetto Mandalika e l’accelerazione del turismo

Mandalika è una vasta area turistica sviluppata lungo la costa meridionale, a pochi chilometri da Kuta. Negli ultimi anni è diventata uno dei simboli della trasformazione dell’isola, soprattutto dopo la costruzione del Mandalika International Circuit, inaugurato nel 2021 e oggi conosciuto soprattutto perché ospita il Gran Premio d’Indonesia della MotoGP. Un’infrastruttura moderna e imponente, in netto contrasto con il paesaggio e la realtà che la circondano.

L’arrivo di un evento di questa portata ha inevitabilmente accelerato qualcosa che, in parte, era già iniziato. Nei giorni a ridosso delle gare, Kuta cambia completamente volto: le strade si riempiono, il traffico aumenta e trovare una sistemazione può diventare parecchio complicato. I prezzi degli alloggi, durante il periodo delle gare, possono arrivare a essere anche dieci volte più alti.

Attenzione, però: sarebbe riduttivo identificare Mandalika soltanto con la MotoGP. Il circuito è una piccola parte di un progetto molto più ampio, fatto di strutture turistiche, infrastrutture e investimenti destinati a ridisegnare progressivamente la costa sud. Più che la causa del cambiamento, potremmo definire Mandalika come un grande acceleratore.

Basta allontanarsi per trovare un’altra isola

Come succede a Bali, e la cosa fa riflettere, basta allontanarsi dalla costa sud per cambiare completamente registro. Lasciata alle spalle Kuta e spingendosi verso nord, il turismo perde rapidamente intensità, le strade si svuotano e la vita torna a scorrere lenta.

Tetebatu è forse la zona che meglio rappresenta questa differenza. Qui il paesaggio cambia completamente: il verde domina tra risaie, campi, piccoli villaggi e strade di campagna, mentre il ritmo sembra improvvisamente quello di un’altra isola.

Anche Senggigi racconta una faccia diversa di Lombok. È una località turistica da molto più tempo rispetto a Kuta, ma conserva un’atmosfera decisamente più tranquilla. Non da meno, il mare e i tramonti sono davvero stupendi.

La differenza diventa ancora più evidente continuando a spingersi verso nord. In alcune zone la presenza turistica si riduce drasticamente e ci si ritrova a percorrere lunghi tratti di strada tra piccoli centri, montagne e coste dove sembra esserci ancora moltissimo da scoprire.

Probabilmente è proprio questo uno degli aspetti che oggi rende Lombok così interessante: la capacità di offrire luoghi sviluppati e turistici e, allo stesso tempo, permettere ancora di evadere con estrema facilità.

Lombok diventerà davvero la nuova Bali?

Parlando del futuro di Lombok, il confronto con Bali è inevitabile. Da anni l’isola viene indicata come una possibile sostituta, grazie alla crescita del turismo e all’arrivo di nuovi investimenti. Durante il mio primo viaggio questa previsione sembrava quasi inimmaginabile. Oggi, osservando quello che sta accadendo, non ne sono più così sicuro.

Continuo però a credere che Lombok difficilmente raggiungerà gli stessi livelli di sviluppo e, soprattutto, la stessa pressione turistica. Le due isole sono troppo diverse perché la storia possa semplicemente ripetersi allo stesso modo. Cambiano la geografia, il contesto politico e sociale, la cultura e anche la religione: Bali è a maggioranza induista, mentre Lombok è prevalentemente musulmana. Sono differenze profonde, che inevitabilmente incidono sul modo in cui i due territori crescono e si aprono al turismo.

Questo, naturalmente, non significa che Lombok sia destinata a rimanere quella di oggi. Sarebbe difficile sostenerlo dopo aver visto quanto velocemente è cambiata.

Probabilmente Lombok seguirà una strada propria, diventando sempre più conosciuta e frequentata senza trasformarsi necessariamente in una copia dell’isola vicina. Il cambiamento è già iniziato; la vera incognita è capire fin dove arriverà e quale Lombok lascerà dietro di sé.

Lombok tra presente e futuro

Forse è proprio il momento che sta attraversando Lombok a spiegare perché continuo a tornarci. L’isola è cambiata e continuerà a farlo, probabilmente a un ritmo sempre più veloce. I luoghi di oggi potrebbero essere diversi tra qualche anno, ma non credo che questo debba essere necessariamente una cosa negativa.

Il turismo porta con sé contraddizioni, ma anche opportunità, infrastrutture e servizi che fino a poco tempo fa semplicemente non esistevano.

Oggi Lombok conserva ancora un equilibrio che personalmente trovo difficile incontrare altrove. Posso trascorrere qualche giorno nella vivacità di Kuta e poi prendere uno scooter e ritrovarmi, in pochi minuti, tra risaie, montagne, piccoli villaggi o davanti a un tratto di costa deserto. Il mare è ancora uno dei grandi protagonisti e, soprattutto lontano dal sud, la vita continua a scorrere lentamente.

Lombok è abbastanza sviluppata da essere semplice da vivere, ma conserva ancora quella sensazione di scoperta che mi aveva affascinato durante il primo viaggio.

Non so quanto durerà questo equilibrio. Forse, però, è proprio questo uno dei momenti più interessanti per conoscere l’isola: il cambiamento è già iniziato, ma non ha ancora avuto il tempo di trasformarla completamente.

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Autore

  • Siciliano, nomade digitale, blogger e SEO specialist. Viaggio per il mondo, con una particolare attenzione al Sud-est asiatico. Sono autore di Cacciatore di Orizzonti, progetto editoriale in cui racconto destinazioni, esperienze e la vita da nomade, senza filtri.

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Andrea Cacciatore di Orizzonti

Siciliano, nomade digitale, blogger e SEO specialist. Viaggio per il mondo, con una particolare attenzione al Sud-est asiatico. Sono autore di <b>Cacciatore di Orizzonti</b>, progetto editoriale in cui racconto destinazioni, esperienze e la vita da nomade, senza filtri.