I Maya in mostra a Verona: il linguaggio della bellezza

Che io sia un’appassionata di America Latina credo che ormai si sia capito e come ho detto più volte, il Messico è il mio paese preferito dopo l’Italia. Ci sono stata solo 2 volte, ma ho già in mente un sacco di itinerari da percorrere. Un paio di anni fa ho fatto un viaggio proprio sul sentiero Maya ho iniziato in Yucatan e Quintana Roo per poi spingermi in Belize, Guatemala e Honduras. In queste terre tutto quello che respiri è Maya, e non mi riferisco solamente ai reperti archeologici o le grandi città abbandonate, ma alla gente. La cultura imperiale Maya si è estinta in epoca precolombiana (per fortuna per loro), ma le usanze, i costumi e i volti della gente sono rimasti fino al giorno d’oggi. Così, davvero incuriosita ho iniziato su un bus guatemalteco la mia più grande sfida linguistica, ho letto il Popol Vuh, la Bibbia dei Maya, a differenza di altri testi importanti per le culture del passato, questo non è un libro maya tradotto, bensì una stesura organizzata da padre Francisco Ximénez, un sacerdote missionario in Guatemala che trovò uno scritto tramandato da sacerdoti maya scritto in caratteri latini. Lui fu il primo a tradurlo in castigano nel 1702, farcendolo di tantissime contaminazioni cattoliche. Io avendolo comprato su kindle, l’ho letto in castigano arcaico, non esattamente facile, ma per fortuna in formato cartaceo esiste anche in Italiano. Di sicuro non vi ricorderete mai tutto quello che il libro spiega, ma ci sono tanti passaggi importanti, non solo per conoscere i Maya ma soprattutto per capire il Centro America.

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Tutto questo preambolo per dire che quando ho saputo che a Verona stavano inaugurando la mostra sui Maya mi sono precipitata!

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La Mostra sui Maya: Il linguaggio della Bellezza, aperta fino al 5 Marzo 2017 al Palazzo della Gran Guardia

vi consiglio di non ridurvi all’ultimo perché altrimenti vi aspetteranno ore di fila. Considerate che domenica all’ora di pranzo c’era una fila di più di 30 metri.

La mostra #MayaVerona è organizzata per sale tematiche, direi dal terreno all’ultraterreno, cercherò di raccontarvela seguendo questo percorso

  1. Il corpo come tela

Il Maya avevano un grande culto del corpo, sicuramente differente a quello che si è sviluppato in Europa per millenni, secondo me dipende anche dal clima. In tutta la zona che i Maya hanno conquistato, la temperatura è praticamente caldo umido tutto l’anno, quindi a differenza di noi europei che abbiamo sviluppato l’arte del vestire, loro hanno sviluppato l’arte del corpo.

Esatto il corpo era esso stesso una tavola, a partire dalla testa. Era usanza che ai neonati venisse deformata la testa, con corde o tavolette di legno, si poteva rendere più allungata o più ampia o semplicemente più squadrata. Mentre per la tradizione Inca questo era un simbolo di appartenenza ad una famiglia nobile, per i Maya era solo un simbolo di bellezza, era una pratica eseguita da persone di tutte le caste.

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I denti venivano limati in segno di bellezza, potevano essere limati a forma di sega o , a forma di T, il disegno più pregiato, perché rappresentava l’IK ossia il soffio vitale. Per limare i denti venivano usate pietre, legni, corde fatte con i tendini degli animali, era molto doloroso, ma per loro non era un problema soffrire per l’estetica, chissà forse i Maya hanno inventato il detto “Se bella vuoi apparire un poco devi soffrire”. Usavano anche incastonarsi pietre nei denti, questo mi sa che è ancora peggio perché bisognava fare un foro perfettamente combaciante con la pietra. In realtà questa è una pratica (la limatura) ancora usata dagli indigeni delle isole Mentawai a Sumatra, quindi sia a est che ad ovest limarsi i denti risulta bello!

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Scarificazioni. Ci sono popoli che si fanno tatuaggi e popoli che si producono delle cicatrici disegnate, i Maya facevano la seconda. Usavano adornare il corpo e il viso con disegni geometrici o floreali prodotti con cicatrici e spesso per far risaltare la forma veniva inserita nelle perforazioni, sabbia, carbone o piccole pietre.

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I gioielli erano molto importanti, soprattuto quelli di giada, usati al collo e ai lobi durante la vita e in veste di maschera mortuale una volta morti. Gli orecchini erano un simbolo ben preciso, i personaggi importanti avevano delle grandi estensioni piene di pietre preziose e una volta catturati, come simbolo di scherno e di umiliazione, venivano sostituiti con lunghe barre di carta. Tutte le sculture o i bassorilievi che ritraggono un prigioniero legato evidenziano anche questi lunghi orecchini di carta.

maschera Maya Verona

Lo strabismo era un segno di bellezza, e siamo già alla seconda civiltà antica che lo legge in questo modo, forse dava l’idea che si potessero guardare più cose allo stesso tempo e quindi avere tutto sotto controllo. I Maya procuravano lo strabismo indotto, specialmente a personaggi importanti. Veniva prodotto mettendo della resina sulla fronte dei bambini in modo da legare una ciocca di capelli tra gli occhi, in questo modo il bambino doveva divergere gli occhi per guardare.

Altro aspetto interessante è l’acconciatura dei capelli. Come possiamo immaginare vedendo i loro discendenti, i Maya avevano capelli duri, spessi e nero lucente, adoravano acconciarli in maniera vistosa, intrecciandoli con piume di uccelli variopinti e pietre.

I Maya adoravano i colori, specialmente il blu, si cospargevano il corpo di questo colore specialmente in occasioni rituali, fu infatti chiamato blu maya.

Blu Maya
Blu Maya

2. Il Corpo Rivestito

Nella mostra ci sono tantissime statuette di terracotta che raccontano benissimo la vita dell’epoca, è incredibile come siano definiti i particolari di ogni mestiere o usanza. Attraverso queste statuette si è potuto esaminare in che modo le persone normali si vestivano. Gli uomini indossavano prevalentemente dei perizomi composti da una lunghissima fascia bianca legata intorno ai fianchi, dove un capo copriva il sedere e l’altro capo l’organo genitale. A seconda dell’importanza del personaggio questo perizoma poteva essere più o meno decorato. I personaggi influenti portavano sul corpo delle enormi collane di giada o altre pietre o conchiglie.

Le donna indossavano una camicia composta da una stoffa con un buco per il collo, tipo poncho, si chiama huipil, ma la cosa interessante è che esiste ancora, in tutte le comunità Maya esistenti come in Guatemala o in Chapas, le donne sono vestite ancora così e i disegni che hanno sul huipil ne evidenziano la provenienza.

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3. La contro parte animale

Gli animali per i Maya erano simboli e come tali andavano usati, il giaguaro era l’accesso all’inframundo, ma se usato nelle rappresentazioni in maniera adeguata poteva anche portare buona fortuna. La scimmia era simbolo di intelligenza , il topo di furbizia. Dagli animali si imparava e si desideravano alcune caratteristiche, per questo venivano sempre rappresentati nella simbologia, specialmente rituale. Il cobra era uno degli animali con più letture, veniva usato come simbolo del passaggio e della rinascita infatti i re simulavano di essere inghiottiti da un cobra e rinascere come reali. Anche gli uccelli erano molto importanti, come ad esempio il Quezal, le cui piume erano molto importanti per adornare re o sciamani. Gli uccelli non venivano uccisi per prendere le piume, ma venivano loro tolte solo alcune da vivi.

una donna Maya
una donna Maya

4. I corpi delle divinità

Come la maggior parte delle religioni di popolazioni arcaiche rappresentavano le divinità mescolando il carattere umano sempre con qualcosa di animale. In modo da conferire a queste figure dei “poteri speciali” che l’animale gli cedeva.

Di questa sezione ho particolarmente amato i piatti e le ciotole sulle quali erano disegnate storie o pratiche rituali. Per i Maya, come per le altre civiltà precolombiane, per entrare in contatto con il divino era necessario “fare un viaggio” usando sostanze psicoattive. Per questo motivo gli sciamani prendevano spesso funghi o frutti allucinogeni ed in molti casi, invece di ingerirli, li assumevano sotto forma di clistere, in questo modo l’effetto era molto più rapido e si evitavano le controindicazioni quali i crampi o la nausea.

Rituali magici
Rituali magici

Una delle parti più bella della mostra sono senza dubbio gli incensieri, delle enormi statue di terracotta, finemente lavorate e colorate che ritraggono personaggi simbolici o dei, venivano inseriti nei templi, o nelle grotte rituali come incensieri, ma raccontano davvero tanto di questo popolo.

Incensiere
Incensiere

Per concludere la mostra è consigliatissima, l’audioguida è stupenda, vi spiega tutto in maniera davvero approfondita e mai noiosa.

Poi visto che vi trovate Verona (che è bellissima sempre e comunque) vi do un paio di consigli.

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Consigli per un week-end a Verona

Ho dormito al: B&B Alla Piazzetta è a due minuti dall’Arena, super curato, tutto nuovo, la proprietaria è gentilissima, ti va a prendere il cornetto buono la mattina e c’è caffè (vero) illimitato!

Ho mangiato a:

  • Trattoria l’Altra Colonna, consigliassimo, il posto che mi è piaciuto di più, fanno cucina tipica veneta e ci sono i miei adorati bigoli con l’asino, ma anche la polenta merita
  • Arco dei Gavi: molto buono, merita il vitello in crosta di pane
  • Hamburgheria di Eataly: io personalmente non amo gli hamburger, ma per chi ama il tema lì la qualità è eccelsa e anche la tartare e gli affettati

Dopo cena

Così è: un posto da quel che ho capito aperto da poco, molto cool, ottimi drink, so che si cena anche per chi vuole, ambiente raffinato, super consigliato!

2 comments on “I Maya in mostra a Verona: il linguaggio della bellezza
  1. Ciao Francesca,
    leggendo questo tuo articolo sono ritornata indietro nel tempo, alle lezioni di storia delle superiori 🙂

    Avendo studiato a Verona, non posso che consigliare a tutti di trascorrere un weekend in questa meravigliosa città. Dopo una giornata al museo, non c’è niente di meglio che bersi uno spritz in piazza delle Erbe 🙂

    Continuo a seguirti!
    Serena

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