Diario di un Gringo Zapatista di Carlo De Pascalis

Diario di un Gringo Zapatista

di Carlo De Pascalis

Amo i libri che parlano di viaggi, di paesi stranieri, di più di questo amo solo i libri che parlano di Messico!

Diario di un Gringo Zapatista di Carlo De Pascalis è davvero un libro particolare perché tratta una tematica che noi qui in Italia conosciamo poco, ma lasciatemi riavvolgere il nastro.

Carlo è un ragazzo che lavora nella cooperazione internazionale che si è trovato, per un tempo molto ridotto, ossia due settimane a fare un turno come Osservatore di Diritti Umani in una comunità Zapatista nella Sierra Lacandona.

Delle comunità zapatiste noi abbiamo spesso una visione piuttosto parziali, sappiamo che sono delle comunità indipendenti che negli anni 90 hanno intrapreso una lotta armata per mantenere la proprietà delle loro terre. C’è un grande problema tra quello che “il governo dice” e quello che in realtà fa. Queste comunità sono state dichiarate indipendenti e hanno il diritto sulla propria terra, diritto di possesso e di poterla coltivare per vivere, ma questo diritto non è mai stato realmente rispettato perché continuamente ci sono comunità di latifondisti che notte tempo tolgono terra a questi contadini.

Persone dello stesso popolo che tolgono l’uno il cibo di bocca all’altro. Una situazione davvero dolorosa.

Il paesino Nuevo Poblado San Gregorio, dove Carlo andrà a fare osservazione è stato letteralmente circondato dalla filo spinato, occupati dai loro stessi parenti o chi prima chiamavano amici. Il nuovo movimento Zapatista ora è totalmente pacifista, contrasta ogni atto violento con la resistenza, per essere sempre vigili sono state bandite ogni tipo di droga e alcol.

Il libro è il racconto dell’esperienza di osservatore dei diritti umani di Carlo ma al tempo stesso è un racconto della comunità, una lettura dei loro ideali, dei loro valori attraverso i loro gesti quotidiani.

Durante la lettura del libro ci si affeziona facilmente a queste famiglie e a dire il vero sorge una rabbia incredibile per la frustrazione di vedere questi gesti così violenti, così devastanti per la vita della comunità e non poter fare niente e soprattutto sapere che non c’è nessuno che può fare nulla nella realtà, soprattutto il governo e le forze dell’ordine.

Un classico esempio di contrasto poco piacevole che si incontra in Messico, paese che amo alla follia, ma dove difficilmente vivrò proprio per questi motivi.

 

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