Cosa vedere a Minas Gerais in Brasile: città coloniali patrimonio UNESCO, Inhotim e cascate

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Esiste un Brasile che pochissimi italiani conoscono davvero. Non è il Brasile delle spiagge di Rio de Janeiro, né quello caotico e pulsante di São Paulo. È un Brasile che si nasconde nell’entroterra, a cavallo tra le montagne e le savane del cerrado, dove l’oro ha scritto secoli di storia, dove le chiese barocche domate sfidano la giungla, e dove ogni piccolo villaggio conserva ancora il sapore lento di un tempo che non ha fretta. Questo Brasile si chiama Minas Gerais e se hai la fortuna di visitarlo, difficilmente riesci a dimenticarlo.

Minas Gerais è il quarto stato per superficie del Brasile, con oltre 586.000 km² che si estendono nella regione sudorientale del paese, confinando a sud con Rio de Janeiro e São Paulo, a nord con Bahia e a ovest con Goiás. La sua capitale è Belo Horizonte, nota ai brasiliani semplicemente come BH, una metropoli moderna di quasi 3 milioni di abitanti che funge da porta d’accesso a uno stato straordinariamente ricco di storia, cultura e paesaggi naturali.

È difficile esagerare l’importanza di Minas Gerais nella storia del Brasile. Tutto comincia alla fine del Seicento, quando i portoghesi, guidati dai leggendari bandeirantes, esploratori senza scrupoli al servizio della Corona, scoprirono quantità enormi di oro e pietre preziose nei fiumi e nelle montagne di questa regione. Fu la corsa all’oro più grande della storia fino a quel momento: nel solo Settecento si stima che siano stati estratti da Minas Gerais oltre la metà di tutto l’oro prodotto nel mondo. Questo fiume di ricchezze trasformò villaggi di minatori in città splendide, ornate di chiese dorate e sculture barocche che ancora oggi ci lasciano a bocca aperta.

Se stai pianificando un viaggio in Brasile e ti stai chiedendo se vale la pena spingerti fino a Minas Gerais, la risposta è sì, senza esitazione.

Se stai organizzando un viaggio in Brasile, e magari è la tua prima volta ti suggerisco di leggere la mia guida: Prima volta in Brasile: come organizzare il viaggio fai da te- 7 itinerari consigliati

Quando andare a Minas Gerais: clima, stagioni e festività

Minas Gerais è uno stato vastissimo e le condizioni climatiche variano sensibilmente da zona a zona, ma la regola di base è abbastanza semplice: il clima si divide in una stagione secca e una stagione umida, e scegliere il momento giusto fa davvero la differenza nella qualità del tuo viaggio.

Stagione secca (aprile–settembre): il periodo migliore

Il periodo compreso tra aprile e settembre è considerato il momento ottimale per visitare Minas Gerais. Le precipitazioni sono rare, le temperature si mantengono gradevoli, in genere tra i 18 e i 28°C nelle zone centrali e il cielo terso regala luci magnifiche sulle chiese barocche e sui paesaggi montagnosi. Nelle città coloniali come Ouro Preto, Tiradentes e São João del-Rei, il turismo è più gestibile rispetto ai mesi estivi brasiliani. Attenzione però: in inverno (giugno–luglio) nelle zone d’altitudine come la Serra da Canastra o São Tomé das Letras le temperature notturne possono scendere anche fino a 5–8°C. Metti in valigia un maglione, non te ne pentirai.

Stagione delle piogge (ottobre–marzo): rischi e opportunità

Da ottobre a marzo Minas Gerais entra nella sua stagione umida: piogge intense, spesso improvvise e violente, si abbattono quasi ogni pomeriggio, trasformando strade sterrate in fiumi di fango e rendendo alcune aree naturali difficilmente accessibili. Le cascate, però, sono in questo periodo al loro massimo splendore. Se il tuo viaggio cade inevitabilmente in questi mesi, organizzati per esplorare i siti naturali nelle prime ore del mattino, prima che arrivi il temporale pomeridiano. Il periodo intorno a febbraio coincide con il Carnevale, che in alcune città come Ouro Preto è festeggiato con grande energia, anche se con molta folla e prezzi più alti.

Come arrivare a Minas Gerais

Voli e connessioni

Se stai pensando ad un collegamento diretto dall’Italia sappi che non esistono voli diretti dall’Italia verso Belo Horizonte. Il percorso standard prevede un volo intercontinentale verso São Paulo (Aeroporto Internazionale di Guarulhos – GRU) o verso Rio de Janeiro (Aeroporto Internazionale di Galeão – GIG), seguito da un volo domestico verso Belo Horizonte. Le compagnie brasiliane LATAM e Gol operano frequenti collegamenti domestici tra São Paulo, Rio e Belo Horizonte. Ad ogni modo io ti suggerisco di unire una visita a Minas Gerais con qualche altro stato o città del Brasile, quindi se il tuo volo atterra su Sao Paolo o su Rio puoi fare uno stop over di qualche giorno e poi proseguire.

Generalmente per i voli interni è meglio prendere Azul perché da qualche anno ha come hub Belo Horizonte e quindi ha una rete di connessioni davvero capillari.

L’Aeroporto Internazionale Tancredo Neves di Confins è il principale aeroporto dello stato, situato a circa 40 km dal centro di Belo Horizonte. Dal terminal partono navette (ônibus executivo) e taxi per il centro città, io ho usato Uber così da non avere sorprese sulla tariffa. Il viaggio in navetta dura circa un’ora e costa pochi euro; il taxi è più rapido ma sensibilmente più costoso. Esiste anche una linea di autobus regolare più economica.

Come spostarsi a Minas Gerais

Noleggio auto: la scelta più libera

Se vuoi davvero esplorare Minas Gerais, le città coloniali, i parchi nazionali, i villaggi nascosti, noleggiare un’auto è di gran lunga la scelta migliore. Le strade principali sono in buone condizioni e la segnaletica è accettabile. Le città storiche sono spesso collegate da strade panoramiche che, percorse in autonomia, diventano parte integrante dell’esperienza. Noleggia la macchina a Belo Horizonte sia all’aeroporto che in centro, ci sono le principali agenzie internazionali e restituiscila alla fine del tuo itinerario nella stessa città o in un’altra sede. Io l’ho prenotata con DiscoverCars, mi sono trovata benissimo, ma ho fatto un errore che voglio condividere con te così non lo fai. Quando ho prenotato ho messo come luogo di ritiro auto “Aeroporto di Belo Horizonte” senza leggere la sigla, immaginando che ce ne fosse solo uno, invece mi ha preso in automatico la prenotazione a Pampulha, che è un vecchio aeroporto ora adibito solo a traffico militare ed executive, e questo scherzetto mi ha fatto perdere quasi 3 ore tra transfer e doppia fila, quindi verifica bene l’aeroporto in cui ritiri l’auto. Tieni presente che alcune strade secondarie, specie per i parchi naturali, sono sterrate e in stagione delle piogge possono diventare impraticabili, io a fine febbraio non ho avuto problemi, ma se vuoi andare in zone più ruruali prendi un 4×4.

Bus interurbani: pratici ma lenti

La rete di autobus interurbani in Brasile è capillare ed economica. Da Belo Horizonte partono regolari connessioni per Ouro Preto, Mariana, Congonhas, São João del-Rei e Tiradentes. I bus sono generalmente puntuali e confortevoli sulla classe executivo. Il limite principale è il tempo: collegare più città in pochi giorni con i soli bus richiede una buona dose di pazienza e qualche notte in viaggio,ad esempio in molti casi devi sempre tornare a Belo Horizonte, non ci sono tratte tra un piccolo centro e l’altro. Acquista i biglietti sulla piattaforma 12GoAsia o direttamente alla stazione rodoviária di Belo Horizonte.

Sicurezza: Minas Gerais è sicuro per i viaggiatori?

Questa è la domanda che mi viene posta più spesso da chi mi scrive, soprattutto da donne che viaggiano sole. Ed è una domanda che merita una risposta onesta, non rassicurazioni generiche.

Il Brasile ha una reputazione di paese con alti livelli di criminalità, ma questa etichetta generale nasconde differenze enormi tra le regioni. Minas Gerais è, nel contesto brasiliano, uno degli stati più sicuri. Le città coloniali come Ouro Preto, Tiradentes, Mariana e São João del-Rei sono aree a vocazione turistica, con una presenza di visitatori stranieri importante e un tessuto sociale relativamente stabile. Non sono comparabili, per livello di rischio, alle periferie di Rio de Janeiro o San Paolo.


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Belo Horizonte: vale la pena fermarsi?

Per quello che ho potuto vedere non è una città imperdibile, a mio parere è comoda usarla come base logistica all’arrivo e in partenza, e magari sfruttare qualche mezza giornata per vedere le cose più interessanti. Sicuramente, cosa che non mi aspettavo, è una città moderna, vivace, universitaria, e ha una scena gastronomica e culturale di altissimo livello che spesso passa in secondo piano rispetto alle glorie coloniali dello stato. Ho avuto la fortuna di viverla con una ragazza brasiliana che mi segue su Instagram, mi ha scritto e abbiamo trascorso due cene insieme, è stato molto bello, mi ha raccontato tantissimo del Brasile e della sua cultura da discendente di italiani emigrati.

Cosa vedere a Belo Horizonte

  • Praça da Liberdade e il Circuito Cultural: la piazza principale della città è circondata da palazzi neoclassici che ospitano oggi alcuni dei migliori musei di Minas Gerais, tra cui il Museu Mineiro e il Memorial Minas Gerais Vale, dedicato alla storia e alla cultura dello stato dalle origini ai giorni nostri. L’ingresso è gratuito.
  • Mercado Central: uno dei mercati coperti più vivaci del Brasile, dove si trovano formaggi, cachaça, pão de queijo, doce de leite, pietre semipreziose e tutto quello che vorresti portare a casa. Arrivaci la mattina, fai colazione con caffè e pão de queijo freschi, e prenditi il tempo di esplorare ogni angolo.
  • Lagoa da Pampulha e l’Ensemble Modernista: il lago artificiale di Pampulha è circondato da alcuni capolavori dell’architettura modernista brasiliana, progettati dall’architetto Oscar Niemeyer negli anni ’40. La chiesa di São Francisco de Assis è un’opera d’arte in sé. L’intero ensemble è oggi Patrimonio UNESCO.
  • Il quartiere Savassi e la vita notturna: Belo Horizonte ha una vita notturna tra le più vivaci del Brasile. I bar del quartiere Savassi e della Savassi estendida si animano ogni sera con musica ao vivo, birra Brahma gelata e quella socialità calda e informale che caratterizza i mineiros quando escono dal loro proverbiale riserbo.

Dove dormire a Belo Horizonte

Certamente nel quartiere Savassi perché è anche sicuro la sera, io una notte ho sbagliato e ho dormito in centro, è stata una pessima idea.

Savassi Village: è un hotel carino, camere grandi spaziose, una palestra e una piscina comune, ha un buon rapporto qualità-prezzo, non è lussuoso ma accogliente.

Cassino Tower Savassi by Nacional Inn: sempre in zona Savassi, di qualità più alta, più curato nei dettagli, sempre piscina e palestra in comune.

Royal Collection Savassi: un hotel in una posizione molto centrale, pet friendly ha capre moltro grandi e curate, un’ottima colazione e una palestra molto grande.

Le città coloniali di Minas Gerais: il cuore barocco

Se c’è una cosa che rende Minas Gerais unica tra tutte le regioni del Brasile, è questo straordinario insieme di città coloniali che punteggiano le montagne come gioielli di un collier antico. Nate dalla corsa all’oro del Settecento, conservano ancora oggi le chiese dorate, i palazzi signorili, le strade acciottolate e l’atmosfera sospesa nel tempo di un’epoca lontana e straordinariamente ricca. Molte di queste città sono Patrimonio UNESCO; tutte meritano di essere visitate con calma, a piedi, senza fretta.

Ouro Preto: la perla del Brasile coloniale

Ouro Preto è il cuore pulsante di Minas Gerais, il luogo che devi assolutamente visitare anche se il tuo viaggio nello stato è brevissimo. Il suo nome significa Oro Nero rimanda al colore scuro che l’oro assumeva quando veniva estratto dal fiume Tripui, ricoperto da una patina di ossido di ferro che lo rendeva irriconoscibile. Fu qui, alla fine del Seicento, che scoppiò la più grande corsa all’oro del mondo antico, un fenomeno che trasformò nel giro di pochi decenni un campo di minatori in una delle città più ricche e popolate delle Americhe, con oltre 100.000 abitanti alla sua apice nel Settecento.

Camminare per Ouro Preto significa camminare nella storia. Le strade acciottolate salgono e scendono con pendenze che mettono alla prova le gambe ma ricompensano ad ogni curva con scorci che sembrano dipinti: facciate bianche e oro di chiese barocche, balconi fioriti, viali con jacarandà viola, piazze irregolari dominate da croci di pietra. Conta di portare scarpe comodissime, Ouro Preto è tutto salite e discese e di perderti deliberatamente nei vicoli secondari, lontano dai percorsi più battuti.

Le chiese di Ouro Preto e l’arte sacra

Ouro Preto conta tredici chiese principali, molte delle quali custodiscono interni di una ricchezza che lascia senza fiato: altari dorati con centinaia di chili d’oro zecchino, statue di santi dalla posa miracolosamente naturalistica, soffitti dipinti con scene sacre e mitologiche. La più celebre è la Igreja de São Francisco de Assis, considerata il capolavoro assoluto dell’arte barocca brasiliana, interamente progettata e decorata da Aleijadinho e dal suo collaboratore pittore Mestre Ataíde. La luce che filtra dalle finestre colorate illumina l’interno con un’intensità quasi sacrale.

Altre chiese imperdibili: Nossa Senhora do Pilar, con i suoi 434 chili d’oro e argento nell’interno, un eccesso di ricchezza che ancora oggi fa tremare i polsi e la Igreja do Carmo, dove Aleijadinho scolpì la facciata e i medaglioni laterali tra le sofferenze fisiche degli ultimi anni della sua vita.

Aleijadinho: il genio storpiato

Parlare di Ouro Preto senza parlare di Aleijadinho sarebbe come parlare di Firenze senza Michelangelo. António Francisco Lisboa, detto Aleijadinho «il piccolo storpio», nacque intorno al 1738 a Ouro Preto, figlio illegittimo di un architetto portoghese e di una schiava africana. Nonostante l’origine umile e la malattia degenerativa che nel corso degli anni gli deformò e poi gli amputò le dita; gli strumenti venivano legati ai moncherini con bende e corde, divenne il più grande artista del Settecento brasiliano. Le sue sculture in pietra saponaria (soapstone) e legno hanno una vitalità e un’espressività psicologica che non trovano paragoni nel continente americano. Visitare i luoghi dove ha vissuto e lavorato è un’esperienza commovente, una lezione di grandezza umana che va ben oltre la storia dell’arte. È possibile visitare la casa del padre di Aleijadinho, è una casa storica, quello che c’è adesso è come era nell’800, ma la struttura è rimasta intatta, la visita è gratuita.

Casa da Opera: il primo teatro delle Americhe

Ti suggerisco di fare una visita alla Casa da Opera, è una struttura molto piccola, di legno, innaugurata nel 1770, è il teatro più antico ancora in funzione di tutto il continente americano. Ha rappresentato per più di due secoli il luogo in cui l’élite della società minera veniva a fare sfoggio dei propri abiti e a vedere gli spettacoli che arrivavano dall’Europa.

Il Palácio do Ouro: storia, magnificenza e dolore in un unico luogo

Da poco aperta al pubblico, è una delle esperienze più intense che Ouro Preto abbia da offrire oggi. Il Palácio do Ouro è una struttura privata ,una delle più belle case coloniali della città, che i suoi proprietari hanno scelto di aprire ai visitatori trasformandola in un percorso emozionale e storico attraverso la storia di Minas Gerais.

Si può vedere solo tramite visita guidata, l’ingresso costa 120 reais, io ho avuto la fortuna d’avere una guida tutta per me in inglese, abbiamo parlato molto, è stato un momento di grande confronto. Il palazzo non appartiene ad una famiglia nobile bensì ad una famiglia che negli anni 60 lavorava per i nobili, ma che una volta che la casa fu abbandonata fecero di tutto per poterla comprare e poi hanno avuto bisogno di ben 15 anni per poterla restaurare. La storia del palazzo è molto interessante, la scoprirete appena entrate grazie ad un video.

Entrare nel Palácio do Ouro significa ritrovarsi immersi in tutto ciò che ha fatto la grandezza e il dramma di questa terra allo stesso tempo: la magnificenza barocca degli arredi e delle decorazioni, i ritratti dei grandi personaggi della storia mineira, ma anche le testimonianze della schiavitù che ha reso possibile questa ricchezza , gli strumenti di lavoro delle miniere, le catene, i documenti di compravendita di esseri umani. È un luogo dove la bellezza e il dolore convivono senza ipocrisie, dove non ti viene permesso di ammirare l’oro senza pensare al prezzo umano con cui è stato estratto. Un posto che rimane dentro. Verificare gli orari di apertura prima della visita, poiché essendo una struttura privata possono variare.

La Casa Miniera di Chico Rei:

Per capire quanto sia importante questo luogo, ti invito a conoscere la storia di Chico Rei, ne parlo in maniera più approfondita alla fine di questo articolo, per essere sintetica fu un re gongolese, portato in schiavitù che riuscì a comprare la sua libertà, quella di altri connazionali e persino una miniera d’oro, quella appunto visitabile.

Si può entrare e conoscere meglio la sua storia, anche senza entrare nella miniera, l’ingresso alla casa museo è gratuito, mentre quello alla miniera costa 70 reais. Personalmente io non entro nelle miniere da turistia per rispetto alla gente che c’è morta, è una decisione che presi molti anni fa a Potosì in Bolivia, ma ovviamente è totalmente personale.

Quanto tempo dedicare a Ouro Preto

Almeno due giorni pieni, tre se puoi. Il primo giorno per le chiese principali e il centro storico. Il secondo per i musei — imperdibile il Museu do Oratório e il Museu da Inconfidência — e per le zone meno turistiche. Il terzo per le escursioni nei dintorni, tra cui Mariana, raggiungibile comodamente in 30 minuti.

Dove dormire ad Ouro Preto

Io ho scelto di dormire nella zona vicino al centro, ma fuori dal caos, ho scelto un hotel immerso nella natura bellissimo che vi consiglio sicuramente.

Recanto do Ouro: io ho dormito qui, mi è piaciuto moltissimo, ha due piscine, di cui una riscaldata, una spa, una sauna, un ottimo ristorante.

Hotel Pousada Arcádia Mineira, vicino al centro, in una struttura del 18esimo secolo, con un bellissimo giardino immerso nel verde e una piscina all’aperto.

Hotel Solar do Rosário: un boutique hotel davvero bellissimo, con due piscine a una splendida vista sulla città, il ristorante è molto curato ed elegante.

Mariana: la prima capitale e il barocco silenzioso

A soli 12 chilometri da Ouro Preto, Mariana è spesso trattata come una destinazione secondaria, una tappa veloce nel percorso tra la città dell’oro e le altre mete dello stato. È un errore. Mariana è la più antica città di Minas Gerais (fondata nel 1696) e conserva un fascino tutto suo: più intima di Ouro Preto, meno affollata di turisti, con un centro storico che sa ancora di vita quotidiana reale anziché di palcoscenico per viaggiatori.

Le due piazze principali , Praça Cláudio Manoel e Praça Minas Gerais, sono tra le più eleganti dell’architettura coloniale brasiliana. Le cattedrali di Sé e di São Francisco offrono una quiete contemplativa preziosa. Mariana fu anche epicentro della tragedia ambientale del 2015, quando il cedimento della diga di Fundão, di proprietà della compagnia mineraria Samarco, devastò il Rio Doce, causando la più grave catastrofe ambientale della storia brasiliana. Questa ferita è parte della storia contemporanea del territorio e vale la pena conoscerla.

Tiradentes: la più fotogenica delle città coloniali

Il suo nome è il soprannome di Joaquim José da Silva Xavier, il dentista rivoluzionario che nel 1789 capeggiò la Inconfidência Mineira, il primo movimento indipendentista brasiliano, e che pagò con la vita il suo sogno di libertà. La città che porta il suo nome è probabilmente la più bella dal punto di vista estetico di tutte le cidades históricas: piccola, perfettamente conservata, con una concentrazione di pousadas di charme, ristoranti di qualità e botteghe artigianali che non trova paragoni nello stato.

Tiradentes è il posto giusto per rallentare definitivamente. Siediti in uno dei caffè della Praça Largo dos Forras, ordina una caipirinha con cachaça locale e goditi la luce del pomeriggio sulle facciate bianche e le croci di pietra. La Igreja Matriz de Santo Antônio, con la sua facciata in pietra saponaria scolpita da Aleijadinho e i suoi interni dorati, è magnifica. Il treno storico che collega Tiradentes a São João del-Rei è una delle esperienze più romantiche dell’intero stato.

Dove dormire a Tiradentes:

Pousada Richard Rothe: bellissima struttura con anima coloniale, un bel patio interno, camere curate, cucina deliziosa, vicino al centro storico, ma con vista sulle montagne e una grande piscina.

Pousada Marília de Dirceu: una casona con grande spirito tradizionale, prepara una colazione da sogno, è vicina al centro storico.

Pousada das Artes: casa coloniale vicino al centro, con una bella piscina, semplice ed accogliente tutti dicono che i proprietari siano molto ospitali e abili cuochi

Congonhas: i Profeti di Aleijadinho

Congonhas non è la città più bella di Minas Gerais, e lo sa. È una cittadina industriale moderna che ospita però, uno dei monumenti più straordinari di tutto il continente americano: il Santuário do Bom Jesus de Matosinhos, con il suo leggendario conjunto di sculture di Aleijadinho.

Sulla scalinata che sale al santuario stanno dodici profeti in pietra saponaria, Isaia, Geremia, Baruc, Ezechiele e gli altri, scolpiti da Aleijadinho tra il 1800 e il 1805, quando l’artista era ormai vecchio, malato e quasi completamente privo di mani funzionanti. Eppure queste figure hanno una forza espressiva, una tensione psicologica, una presenza fisica che ancora oggi lascia sgomenti. Non sono statue, sono esseri umani pietrificati nel momento dell’ispirazione profetica. Il sito è Patrimonio UNESCO e rappresenta il testamento artistico di Aleijadinho: arrivaci possibilmente alla luce del mattino o nel tardo pomeriggio, quando le ombre esaltano il rilievo delle sculture. Sono sincera, andateci solo se vi appassiona moltissimo l’arte sacra perché non c’è altro da vedere.

Dove dormire a Congonhas:

Pousada Circuito dos Inconfidentes: una struttura moderna, ma con camere molto grandi e spaziose, alcune con jacuzzi in camera.

São João del-Rei: la città viva e il treno storico

São João del-Rei è la più «viva» delle città coloniali, non un museo a cielo aperto come le sue sorelle, ma una città che pulsa ancora di vita universitaria, commercio, musica, artigianato. Ospita alcune delle chiese più belle dello stato (la Igreja de São Francisco de Assis e la Basílica do Sagrado Coração di Nossa Senhora do Pilar sono entrambe eccezionali) e una delle istituzioni più romantiche di tutto il Brasile: la ferrovia storica Estrada de Ferro Oeste de Minas.

Il treno a vapore, un MV-50 degli anni ’30 ancora perfettamente funzionante, parte ogni fine settimana dalla stazione di São João del-Rei e percorre i 12 chilometri fino a Tiradentes attraverso una valle di rara bellezza, seguendo il fondovalle della Serra de São José tra scampanellii e sbuffi di fumo. Il viaggio dura mezz’ora in ciascun senso. È una delle esperienze che ricorderai più a lungo del tuo intero viaggio in Brasile.

Dove dormire a São João del-Rei:

Pousada Villa Magnolia: una struttura d’epoca, ristrutturata in chiave moderna, nel centro, con un bellissimo giardino fiorito e una piscina all’aperto.

Pousada Casarão: struttura storica, di charme, grande con tante camere di categoria diversa, ottima colazione, bel giardino con piscina.

Pousada Paço do Lavradio: per chi come me ama le strutture immerse nella natura, camere spaziose, piscina, colazione ottima e mette la cucina a disposizione degli ospiti se vogliono cucinare in modo indipendente.

Inhotim: il museo a cielo aperto più grande del mondo

C’è un posto in Minas Gerais che non assomiglia a nessun altro luogo sulla terra. Si chiama Inhotim, si trova a circa 60 chilometri a ovest di Belo Horizonte, e chiunque lo abbia visitato fa fatica a descriverlo senza sembrare esagerato. Ci provo lo stesso.

Immagina un parco botanico tropicale di 5.000 ettari di giardini lussureggianti progettati dal paesaggista Roberto Burle Marx, con oltre 4.500 specie di piante provenienti da tutto il mondo. Ora immagina di distribuire all’interno di questi giardini i padiglioni di un museo d’arte contemporanea di livello mondiale, gallerie permanenti dedicate ad artisti come Hélio Oiticica, Cildo Meireles, Adriana Varejão, Chris Burden, Doug Aitken, ciascuna integrata nell’ambiente naturale circostante in modo che arte e natura si parlino senza confini. Questo è Inhotim.

Fondato dall’imprenditore e collezionista Bernardo Paz a partire dagli anni ’90, Inhotim ospita oggi una delle collezioni d’arte contemporanea più importanti del mondo, con oltre 500 opere di artisti di 40 paesi. Ma ciò che lo rende davvero unico non è la qualità delle singole opere eccezionale, eppure non sarebbe sufficiente da sola, ma l’esperienza totale di camminare tra la vegetazione tropicale, sentire il calore umido dell’aria, udire i pappagalli sulle fronde, e poi svoltare un angolo e trovarti davanti a un’installazione che ti cambia la percezione della realtà.

Ammetto che uno dei motivi per cui ho scelto di venire a Minas Gerais è stato perché volevo assolutamente vedere Inhotim che secondo me vale il viaggio. Ne ho parlato nello specifico in questo articolo, ti suggerisco di vederlo e di dormire a Brumadinho.

Natura e Parchi di Minas Gerais:

Lo stato di Minas Gerais ha molti parchi fantastici per gli amanti del trekking. In quasi tutte le zone si possono organizzare delle escursioni indimenticabili, ma solo nella stagione secca! Infatti in molti casi quando piove per giorni le guide si rifiutano di portarti e suggerirei di non avventurarsi da soli.

Avevo fatto varie ricerche perché mi sarebbe piaciuto molto visitare la Serra do Cipó ma non sono riuscita ad andarci, da quello che ho potuto vedere servono almeno due giorni pieni per camminare e viversi le cascate, quindi forse 3 notti, considerando che si trova a circa un’ora e mezza da BH.

Quello che certamente vi suggerisco perché è di facile accesso è la Cachoeira das Andorinhas un parco che si trova a circa mezz’ora da Ouro Preto, è magnifico, ha delle cascate stupende, persino una dentro una grotta! Ci sono diverse pozze per bagnarsi o passare la giornata e molti sentieri per chi ama camminare, anche lì come vi dicevo la pioggia può rendere pericolosi percorsi facili, se posso darvi un consiglio evitare il weekend perché si affolla molto e potete andarci anche per mezza giornata mentre tornate verso Belo Horizonte, come ho fatto io.

4 Itinerari consigliati a Minas Gerais

Itinerario breve: 5 giorni

  • Giorno 1: Arrivo a Belo Horizonte. Mercado Central, passeggiata a Savassi, cena con cucina mineira.
  • Giorno 2: Inhotim (giornata intera). Pernottamento a Brumadinho.
  • Giorno 3: Trasferimento a Ouro Preto. Pomeriggio nel centro storico, aperitivo con vista sulle chiese.
  • Giorno 4: Ouro Preto (mattina: chiese principali e Palácio do Ouro). Pomeriggio a Mariana.
  • Giorno 5: Cachoeira das Andorinhas, poi rientro a BH per il volo di ritorno.

Il mio itinerario: 7 giorni

  • Giorno 1: Arrivo a Belo Horizonte, passeggiata a Savassi, cena con cucina mineira.
  • Giorni 2- 3: Inhotim (una giornata e mezzo). Pernottamento a Brumadinho. (in realtà io ci ho dormito 3 notti perché me la sono presa con molta calma)
  • Giorno 3: Memorial Brumadinho + prazo a Piedade do Paraopeba (pernotto Ouro Preto)
  • Giorno 4: visita al centro storico di Ouro Preto (pernotto Ouro Preto)
  • Giorno 5: visita al Palacio de Ouro a Ouro Preto + mezza giornata a Mariana (pernotto Ouro Preto)
  • Giorno 6: mezza giornata a Cachoeira das Andorinhas, trasferimento a Belo Horizonte e cena a Savassi e pernottamento a BH

Itinerario medio: 10 giorni

  • Giorno 1: Belo Horizonte (Pampulha UNESCO, musei, gastronomia).
  • Giorni 2-3: Inhotim (2 giornate intere).
  • Giorni 4–5: Ouro Preto (chiese, musei, Palácio do Ouro, vita studentesca notturna).
  • Giorno 6: Mariana (mattina) + Congonhas (pomeriggio).
  • Giorni 7–8: São João del-Rei e Tiradentes (treno storico, pousadas di charme, gastronomia).
  • Giorno 9: São Tomé das Letras (villaggio mistico, cascate, atmosfera unica).
  • Giorno 10: Rientro a Belo Horizonte e volo.

Itinerario lungo: 14 giorni (per chi vuole anche la natura)

  • Giorno 1: Belo Horizonte.
  • Giorni 2-3: Inhotim.
  • Giorni 4–5: Ouro Preto.
  • Giorno 6: Mariana + Congonhas.
  • Giorni 7–8: São João del-Rei e Tiradentes.
  • Giorno 9: São Tomé das Letras.
  • Giorni 10–11: Serra da Canastra (Parque Nacional: cascate del São Francisco, lupo di criniera, sentieri panoramici).
  • Giorno 12 – 13 : Serra do Cipó (trekking, pozze naturali, birdwatching).
  • Giorno 14: Rientro a Belo Horizonte e volo.

Consiglio: noleggia un’auto per tutta la durata del viaggio. In questo modo puoi adattare il ritmo alle tue energie senza dipendere dagli orari dei bus.

Cosa comprare a Minas Gerais: souvenir e artigianato

Minas Gerais è uno degli stati brasiliani più ricchi di prodotti da portare a casa, non le solite T-shirt con la scritta Brasil, ma oggetti di vera qualità che raccontano il territorio.

Pietre semipreziose o preziose

Minas Gerais è il principale produttore mondiale di pietre naturali: topazi imperiali, acquamarine, ametiste, tormaline, smeraldi. Ouro Preto e le sue botteghe sono il posto migliore per acquistarle, ma informati bene sui prezzi e compra da venditori con certificazione, per evitare imitazioni in vetro colorato. Il prezzo di una pietra autentica non certificata non può essere «troppo basso»: se il venditore ti offre un’acquamarina a pochi spiccioli, qualcosa non torna. Se volete un souvenir ad un prezzo ragionevole potete prendere qualcosa di non molto puro o una collanina con piccole pietre (che costano cica 70-80€), ricordatevi di chiedere sempre pietre di Minas altrimenti vi danno quelle indiane, se invece siete molto appassionati, in questa zona è perfetto comprare un Topazio Imperiale perché viene estratto solo qui!

Arte in pietra saponaria (pedra-sabão)

La steatite, la pietra morbida color grigio-verde usata da Aleijadinho per le sue sculture, è lavorata ancora oggi dagli artigiani di Ouro Preto e dintorni in miniature, utensili da cucina, oggetti decorativi e statuette. È uno dei souvenir più autentici che puoi portare a casa da Minas Gerais.

Formaggi e doce de leite

Il formaggio mineiro artigianale soprattutto il Queijo da Canastra e il Queijo do Serr, è ufficialmente Patrimonio Immateriale del Brasile. Portarne a casa qualche pezzo è possibile se acquistato confezionato sottovuoto. Il doce de leite, specialmente il celebre Doce de Leite Viçosa, è un classico da portare in valigia per amici e famiglia. Il pão de queijo si trova in versione «kit» pronto da preparare in casa.

Cachaça artigianale

Minas Gerais è il principale produttore di cachaça artigianale in Brasile. Etichette come Anísio Santiago, Seleta e Havana sono tra le più premiate a livello internazionale. Se non riesci a portarle in aereo (problemi con i liquidi), acquistale nell’ultimo giorno prima della partenza e imballale bene in stiva.

Storie che dovresti conoscere prima di visitare Minas Gerais

Minas Gerais non è solo paesaggio e barocco. È un territorio che porta addosso strati profondi di storia, alcuni dei quali scomodi, necessari da conoscere per capire davvero quello che si vede. Ecco alcuni elementi culturali e storici che ti aiuteranno a viaggiare con più consapevolezza.

Durante il mio viaggio in questo stato, mi hanno colpito molto queste storie, che sinceramente non conoscevo, mi hanno mostrato un modo più sfaccettato di vedere il Brasile, in particolar modo questo stato e anche se io tendenzialmente mi occupo di consigli di viaggio, mi è sembrata una buona idea creare un approfondimento che desse luce a questo prisma così sfaccettato. Mi auguro che vi incuriosiscano e che magari vi diano la possibilità di fare alcune attività che prima non avevate preso in considerazione. Come sempre avete domande, mi trovate su Instagram.

Cosa sono i quilombos

I quilombos erano insediamenti fondati dagli schiavi africani fuggiti dalle piantagioni e dalle miniere durante il periodo coloniale brasiliano. Il più famoso fu il Quilombo dos Palmares, che nel Nordest brasiliano resistette per quasi un secolo prima di essere distrutto nel 1694. Ma tutto il territorio di Minas Gerais era punteggiato di questi rifugi: comunità di uomini e donne che avevano scelto la libertà a qualsiasi costo, costruendo villaggi nascosti nelle foreste e nelle montagne.

Oggi i quilombos esistono ancora, si chiamano quilombolas le comunità discendenti da queste popolazioni e in Brasile sono riconosciute costituzionalmente come titolari di diritti speciali sul territorio ancestrale. In Minas Gerais esistono decine di comunità quilombola ancora attive. Alcune offrono visite e percorsi culturali per i turisti: un modo straordinario per entrare in contatto con una storia viva, non solo conservata nei musei. Informati presso le associazioni turistiche locali o tramite piattaforme come la Rede de Turismo Rural e Comunitário do Brasil (Trekking Brasil), per quello che ho potuto vedere le attività a cui possono accedere i turisti avvengono solo il weekend, solitamente il sabato e quasi sempre è meglio prenotare prima, anche una settimana prima se riuscite.

Chi erano i bandeirantes

Se visiti i musei di Minas Gerais, sentirai parlare spesso dei bandeirantes, gli esploratori che nel XVII e XVIII secolo si spinsero nell’entroterra brasiliano in cerca di schiavi indigeni e ricchezze minerali. Erano organizzati in grandi spedizioni (le bandeiras, da cui il nome), spesso finanziate da commercianti di São Paulo, e percorrevano a piedi centinaia di chilometri attraverso foreste e savane inesplorate.

In Brasile la figura del bandeirante è storicamente ambivalente: da un lato celebrata come icona dell’espansione territoriale e dello «spirito pionieristico» brasiliano (famosa è la statua del Bandeirante nella piazza principale di São Paulo), dall’altro condannata dalla storiografia critica come protagonista di un sistematico sterminio e schiavizzazione delle popolazioni indigene. È un nodo storico irrisolto, simile a quello che l’Europa sta affrontando con la sua storia coloniale. Tenerlo presente mentre si visita Minas Gerais aiuta a guardare quelle chiese dorate con occhi più complessi e più onesti.

Le riserve indigene: indigeni non solo in Amazzonia

C’è un luogo comune duro a morire secondo cui gli indigeni brasiliani vivono solo in Amazzonia. Non è vero, e Minas Gerais lo dimostra. Guidando attraverso lo stato, specialmente nel nord e nell’est, verso il Jequitinhonha e il Vale do Rio Doce, si incontrano segnali stradali che indicano terre indigene (terras indígenas), riserve protette dove vivono ancora oggi diverse popolazioni autoctone, tra cui i Krenak, i Maxakali e i Pataxó.

La possibilità di visitare queste riserve dipende da ciascuna comunità: alcune sono chiuse ai visitatori, altre hanno sviluppato percorsi di turismo comunitario supervisionato. La FUNAI (Fundação Nacional dos Povos Indígenas) e alcune ONG locali possono fornire informazioni aggiornate. Se ne hai l’opportunità, un contatto con queste comunità, sempre nel rispetto dei loro tempi e delle loro regole, è un’esperienza che mette in discussione molte delle nostre categorie di pensiero sul viaggio e sull’incontro con l’altro.

Chi era Claudia Andujar (e perché la trovi a Inhotim)

Tra i padiglioni di Inhotim c’è uno dedicato esclusivamente al lavoro di Claudia Andujar, e difficilmente lo dimenticherai. Nata in Svizzera nel 1931 da madre ungherese ebrea e padre svizzero, fuggita dall’Europa nazista con la madre dopo la deportazione del padre ad Auschwitz, Andujar arrivò in Brasile nel 1955 e trovò la sua missione di vita nella foresta amazzonica, dove visse per anni al fianco del popolo Yanomami, la grande popolazione indigena del confine tra Brasile e Venezuela.

Per decenni, Andujar ha fotografato gli Yanomami con una dedizione e una vicinanza che vanno ben al di là del reportage documentario: le sue immagini, spesso sfocate, sovraesposte, virate in colori acidi e allucinatori, cercano di restituire dall’interno una visione del mondo radicalmente altra, non un’osservazione etnografica dall’esterno ma un tentativo di abitare per un momento la percezione di un popolo. Parallelamente al suo lavoro artistico, Andujar ha condotto una battaglia politica decennale per i diritti degli Yanomami, contribuendo alla demarcazione del loro territorio nel 1992.

Il padiglione a lei dedicato a Inhotim raccoglie decine di fotografie, documenti e installazioni che raccontano insieme la storia degli Yanomami e la storia del Brasile — la sua violenza coloniale perpetuata nel presente, la resistenza di un popolo, la bellezza ostinata della vita. È un posto dove si piange, se ci si lascia andare. Ed è giusto così.

Chico Rei: il re schiavo che comprò la propria libertà

C’è una storia che Ouro Preto custodisce con la stessa cura con cui conserva le sue chiese barocche, una storia a metà tra leggenda e realtà storica, tramandata di generazione in generazione attraverso la tradizione orale dei discendenti africani della città. È la storia di Galanga, re del Congo, che arrivò in Brasile nel 1740 a bordo del brigantino negreiro Madalena insieme alla sua famiglia. Durante la traversata dell’Atlantico, la moglie Djalô e la figlia Itulo furono gettate in mare per «placare la tempesta», così dicevano i marinai. Galanga e il figlio Muzinga arrivarono a Vila Rica, l’odierna Ouro Preto, rebattezzati Francisco e venduti come schiavi a un maggiore dell’esercito portoghese per lavorare nella Mina da Encardideira.

Quello che accade dopo è il cuore della leggenda. Francisco, che tutti iniziarono a chiamare Chico Rei, non si spezzò. Lavorò con una dedizione e una dignità tali da guadagnarsi il rispetto persino del suo padrone, che alla fine gli concesse la libertà. Secondo la tradizione, Chico e i suoi compagni avevano escogitato un sistema ingegnoso per mettere da parte oro in segreto: nascondevano la polvere aurea tra i capelli durante il lavoro in miniera e la recuperavano ogni settimana lavando i capelli a un’unica fontana. Con l’oro accumulato in questo modo, Chico comprò prima la propria libertà, poi quella del figlio, poi quella dei trenta compatrioti congolesi che aveva trovato a Vila Rica. Con il passare degli anni, si dice abbia liberato più di quattrocento schiavi. Quando il suo padrone morì lasciando la miniera in disuso, Chico la comprò, la stessa miniera dove aveva lavorato incatenato e trovò nuove e prodigiose vene d’oro. Fu l’unico uomo nero a possedere una miniera d’oro nel Brasile coloniale. Nel giorno di Nostra Signora del Rosario, Chico Rei indossava corona e mantello rosso e sfilava alla testa del suo popolo liberto, un gesto che i governatori portoghesi tollerarono, non sapendo esattamente come interpretarlo.

Con la ricchezza guadagnata fece costruire nel 1785 la Igreja de Santa Efigênia do Alto da Cruz, la chiesa dei neri liberi, in cima alla collina più alta della città ancora oggi visitabile e straordinariamente commovente nel suo essere un atto di fede e di riscatto insieme. Gli storici più critici hanno messo in dubbio l’esistenza documentata di Chico Rei: la prima fonte scritta risale soltanto al 1904, in una nota a piè di pagina di uno storico locale. Ma anche se fosse solo leggenda, e probabilmente è una leggenda costruita su una verità più ampia, la sua forza simbolica rimane intatta: Chico Rei è la storia di un uomo che non ha permesso alla schiavitù di rubargli l’identità.

La Mina do Chico Rei è ancora visitabile oggi, nei fondali di una proprietà privata nel centro storico di Ouro Preto. Con 8 km² di gallerie su tre livelli di profondità, è la prima miniera scavata a mano da schiavi africani aperta al pubblico in Brasile. I 325 metri illuminati del percorso guidato ti portano dentro le viscere della montagna dove l’oro di Minas Gerais è stato estratto e dove uomini come Galanga hanno pagato con la propria vita e libertà la ricchezza delle chiese che ammiriamo in superficie. È una visita che dura meno di un’ora ma che si porta dietro per molto più a lungo. Aperta tutti i giorni dalle 9 alle 17; per chi vuole un’esperienza più approfondita esiste anche un percorso «radicale» di 2-4 ore nelle gallerie secondarie.

Minas Gerais è uno di quei luoghi che non ti lascia indifferente. Non puoi visitarlo restando in superficie — la sua storia è troppo stratificata, la sua bellezza troppo mescolata al dolore, i suoi paesaggi troppo capaci di aprirti qualcosa dentro. Porta con te la curiosità, la voglia di rallentare, e la disponibilità a lasciarti sorprendere. Il resto lo fa Minas.

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Autore

Francesca Di Pietro

Giro il Mondo e studio la personalità dei viaggiatori! Ho visitato più di 75 paesi molti dei quali da sola. Per me il viaggio è uno strumento di crescita personale. Ho creato questo sito per tutti quelli che amano viaggiare da soli o che vorrebbero iniziare a farlo. Ho pubblicato: <a href="https://amzn.to/3d08YIU" rel="”sponsored”">Il Bello di Viaggiare da Soli: guida al travel coaching per ottenere il massimo da noi stessi</a> edito Feltrinelli.