Alessandra: giro del mondo nelle scuole, un’insegnante fuori dagli schemi

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Cosa succede a un’insegnante quando capisce che il mondo intero è la sua aula? Nel caso di Alessandra Lavino, succede che prende due zaini, ci infila dentro libri e marionette, e parte. Per il Kosovo, l’India, l’Africa, i campi profughi. Non per scappare da qualcosa, ci tiene a precisarlo, ma per smettere di convincersi che esiste un solo modo di stare al mondo.

1. Chi eri prima di diventare la maestra viandante che sei oggi, e qual è stato il momento in cui hai capito che la tua vita professionale non poteva stare ferma in un’aula?

Ero, e lo sono ancora adesso, una grande sognatrice. Fin da piccola ho sempre fantasticato su terre lontane ed è stato, probabilmente quello, il motore che mi ha guidata nelle tante scelte di vita. Non ho mai sentito l’appartenenza ad un solo luogo o ad un solo paese, ho sentito il richiamo del mondo molto presto. Ho studiato e vissuto all’estero, in diversi paesi, e questo mi ha sicuramente trasformata in uno spirito libero, in una persona molto curiosa  che sta bene dove impara cose nuove, ha nuovi stimoli , quando è circondata da bambini di culture diverse, ed è molto lontana da limiti, etichette e pregiudizi.

2. Il tuo progetto “Scuola nel mondo” è concreto e preciso: parti con due zaini, uno di marionette e libri, e vai a insegnare dove ti invitano, Kosovo, India, Africa, campi profughi. Come funziona nella pratica? Chi ti contatta, come ti organizzi, come ti mantieni?

Questa idea ha preso forma nel tempo, dopo tantissima esperienza sul campo. Ho sperimentato, osservato ed è diventata qualcosa di reale quando ho messo tutti gli appunti, tutte le idee su carta. Ho creato un vero progetto che ho poi cominciato a proporre alle scuole. Passavo giornate, settimane a fare indagini su paesi e scuole dove poter proporre una tipologia di insegnamento diversa da quella “classica”.

Piano piano ho cominciato a ricevere delle risposte.

Una volta concordato il periodo di insegnamento nella scuola, inizio la fase in cui scelgo  i libri  da portare. Faccio ricerche sul paese e sulla zona dove andrò, e una volta lì, vengo supportata dallo staff della scuola, nascono nuove collaborazioni e spesso, nuove scuole mi invitano.

3. Hai scelto le marionette e le storie come strumenti principali anche quando non conosci la lingua del posto. Perché proprio questi? Cosa succede in un’aula quando li usi?

Lavoravo per dei progetti di cooperazione nel campo dell’educazione, dovevo organizzare attività didattiche e ricreative, ma non avevo del materiale a disposizione. Volevo e dovevo escogitare un modo per entrare in contatto con quei bambini. Così ho cominciato a sfogliare il primo libro, a raccontare, ad usare una marionetta che mi aiutasse a rendere tutto più interattivo. Aveva funzionato, era incredibile. Quando sfoglio un libro sento lo sguardo magnetico dei bambini, sulle immagini, su di me, Si crea la connessione, entriamo nel racconto insieme, attraverso i colori, il suono delle parole, il linguaggio del corpo e senza accorgercene, piano piano, costruiamo un ponte emotivo invisibile. È pura magia.

4. Hai insegnato in contesti di povertà estrema, marginalità, emergenza umanitaria. Come gestisci il peso emotivo di tutto questo e cosa porti via da ogni esperienza?

È dura, molto dura. A volte mi sento sfinita, le mie energie toccano la soglia minima a furia di ingerire storie brutali. Ho imparato a gestirle nel tempo, ma ho capito che mi fa bene concedermi ogni tanto due o tre giorni di evasione da quel contesto. Mi regalo due o tre massimo notti in un ostello o in un hotel di due stelle che mi sembrano sempre di un lusso esagerato. Un luogo dove mi sento al sicuro, dove fare una doccia normale ed essere tranquilla durante la notte. Quei giorni sento tutta la tensione andar via, il mio corpo si rilassa e io riprendo un po’ di energie per continuare le mie lezioni con i bambini. Nonostante i momenti difficili quello che i bambini e le persone mi restituiscono a livello umano non può essere spiegato a parole, ciò che emerge al mio ritorno è la bellezza ritrovata, la gentilezza delle persone, gli abbracci e l’affetto di quei bambini nei miei confronti. Loro contribuiscono a rendermi sempre più una persona grata e a farmi trovare lo straordinario nell’ordinario.

5. Questo tipo di viaggio ti ha cambiata come persona, non solo come insegnante. In che modo? C’è qualcosa di te che non riesci più a ritrovare quando torni a casa?

Direi che mi ha stravolto così tanto da non riconoscermi mai del tutto una volta tornata a casa.

E ogni volta che parto e ritorno subisco un’ulteriore trasformazione. Non torno mai uguale a prima. Soffro molto quando non ritrovo più la me selvaggia che tanto amo, la me più leggera, perché quando torno a casa sento tutta la pesantezza sociale, di usi e costumi che non mi appartengono più e che non voglio siano più miei. Il viaggiare per me non è scappare, ma è comprendere che c’è un modo diverso di vedere le cose, di affrontare le avversità, tutti i nostri problemi vengono misurati in maniera diversa. Restare ferma, a lungo, nello stesso luogo, è per me come essere immobile in uno stagno, finirei per convincerti che è quella la normalità e che quello è l’unico modo di stare al mondo. Ma io so che non è così.

6. Quando rientri in Italia, cosa vedi di diverso nelle nostre scuole? Cosa ci manca e cosa invece abbiamo da imparare dalle scuole del mondo?

Abbiamo perso la semplicità, l’essenziale. I nostri bambini sono pieni di cose da fare, di aspettative che i genitori nutrono verso di loro, di ansie. Non so come abbiamo fatto a finire così. Provo tristezza, tanta. Mi piace, invece, vedere i bambini selvaggi che giocano nei campi, che costruiscono cose con la loro fantasia, che non hanno un’agenda piena di impegni solo per essere occupati e allenarsi a diventare degli atleti e degli scienziati allo stesso tempo.

Dovremmo tutti tornare a ristabilire un contatto con la natura, rallentare.

La scuola sta perdendo il focus principale, sta diventando una grande azienda che fa molta attenzione alle leggi, ai limiti, alla burocrazia. Progetti, iscrizioni, open day, una macchina folle che si sta dimenticando del bambino, il quale, forse, avrebbe bisogno di meno cose ma di più presenza, di più esperienza, di più natura. Poi ci sono i genitori  che versano le loro ansie e le loro paure dubitando continuamente delle competenze del corpo docente, non capendo che quando c’è un lavoro di squadra e di cooperazione da entrambe le parti, è il bambino stesso ad averne beneficio.

7. A chi legge e sente qualcosa muoversi dentro, un’insegnante, una donna, chiunque stia pensando a una vita diversa ma ha paura, cosa le diresti?

La paura può diventare una grande alleata. È proprio lì che bisogna muovere i primi passi. Abbiamo due possibilità quando sentiamo tremare le gambe, rimanere immobili e dunque assecondarla, o prenderla per mano e seguirla.

Io ho sempre scelto la seconda. 

La vita non è fatta per essere un ciclo continuo di stress e sopravvivenza. Abbiamo bisogno di meraviglia, di connessione, di ascoltare ciò che si muove dentro di noi. E poi seguire quella vocina anche se imbevuta di paura. Non è una ricompensa ma l’ingrediente essenziale di una vita piena.

8. Questo tuo modo di vivere, fa parte di un progetto più grande o in questo momento della tua vita vuoi muoverti solo restando centrata nel presente?

Sono molto concentrata su ciò che la vita presente mi offre. 

Ho altri progetti legati a questo, ma mi piace l’idea di seguire questo filo e lasciare davvero che sia il percorso stesso a mostrarmi la strada. Sono molto curiosa, ma allo stesso tempo tranquilla e serena.  Non penso troppo al futuro: vivo il presente cercando di capire dove mi porterà. È come viaggiare su un treno, seduta accanto al finestrino. Guardo il paesaggio scorrere e, quando una stazione mi incuriosisce, scendo e imbocco una strada nuova. Ma, intanto, mi godo questo bellissimo viaggio.

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Autore

Francesca Di Pietro

Giro il Mondo e studio la personalità dei viaggiatori! Ho visitato più di 75 paesi molti dei quali da sola. Per me il viaggio è uno strumento di crescita personale. Ho creato questo sito per tutti quelli che amano viaggiare da soli o che vorrebbero iniziare a farlo. Ho pubblicato: <a href="https://amzn.to/3d08YIU" rel="”sponsored”">Il Bello di Viaggiare da Soli: guida al travel coaching per ottenere il massimo da noi stessi</a> edito Feltrinelli.