Mi chiamo Gisella Gallenca, ho 31 anni e vivo in Tanzania. Dopo qualche mese sabbatico e un po’ di volontariato con le comunità masai nelle aree rurali, mi sono stabilita nella metropoli di Dar Es Salaam dove lavoro come web designer e ho aperto un ristorante / pub con mia sorella. Lo scorso Novembre, finalmente, sono partita da sola per il Giappone... un viaggio che sognavo da tanto tempo! Ho passato due settimane straordinarie, tanto che sto programmando un secondo viaggio, più lungo. Il mio diario di viaggio e blog, www.pinkcoffee.it.

Gisella di Pink Coffee

Gisella di Pink Coffee

1. Perchè ti sei trasferita in Tanzania?

Ho lasciato l’Italia, circa 2 anni e mezzo fa, perchè… da un po’ di tempo soffrivo una certa mancanza di stimoli, dal punto di vista lavorativo soprattutto, ma anche personale. Un clima generale sempre più “seduto”, poco propenso a sperimentare e a rischiare, mi stava rendendo triste e annoiata. Ero già stata in Tanzania varie volte per viaggi di volontariato, ed ero rimasta molto colpita da Dar Es Salaam, che è la metropoli più grande del paese – colori forti, uno sviluppo sociale ed economico visibilmente in fermento… mia sorella si era trasferita già da qualche mese per motivi di studio. Così ho lasciato il lavoro e ho fatto le valigie e sono partita, con l’intenzione di prendermi qualche mese sabbatico. Poi ho iniziato, inaspettatamente, a fare il lavoro per cui ho studiato (sono web designer): una sfida bellissima, perchè il settore dell’information technology è in forte crescita in questi anni in tutta l’Africa dell’Est! E quindi mi sono fermata qui.

2. La cosa più importate che ti ha insegnato vivere due anni in Africa.

L’indipendenza, soprattutto psicologica. La capacità di portare avanti le mie idee anche quando gli altri non mi prendono sul serio. L’apertura nell’ascoltare le opinioni di tutti, senza però lasciare che influenzino o limitino le mie scelte. E, non da ultimo, ho imparato a gestire la solitudine: giocare il ruolo dell’espatriata un po’ “controcorrente”, che scende senza un super-contratto presso qualche ente internazionale, comporta periodi in cui si è molto soli, soprattutto all’inizio. Ho fatto i conti con la curiosità (e un po’ di diffidenza) delle persone, e questo per un periodo ha reso le mie relazioni sociali un po’ complicate. Che dire… tante volte, ho preso un bel respiro e sono andata avanti. Certamente, il fatto di vivere insieme a mia sorella è stato di grande aiuto, per entrambe. Se non fossi venuta a “sfidare la sorte” in Tanzania, non averei mai pensato di partire da sola per il Giappone.

3. Cosa ti ha spinto a partire per il Giappone?

Il Giappone era il grande viaggio che sognavo fin da piccola, e che non ero mai riuscita ad organizzare. L’idea del Giappone come meta estremamente costosa, fuori dalla portata, in cui avrei dovuto optare per un viaggio organizzato e adattarmi ad itinerari preconfezionati… mi aveva sempre trattenuta dal partire. Poi mi sono trovata con la possibilità di prendere le ferie. Preso atto del fatto che avrei dovuto viaggiare da sola o rimanere a Dar Es Salaam, sono uscita e ho comprato il biglietto aereo per Narita! (La famiglia… l’ho messa al corrente qualche giorno dopo).

Viaggiare da soli in Giappone

Viaggiare da soli in Giappone

4. Per quanto tempo ci sei stata e quale è stato il tuo itinerario?

Sono stata in Giappone per 2 settimane. Mi interessava soprattutto Tokyo, quindi ho passato lì la maggior arte del tempo. Sono stata anche a Kyoto e sul Monte Koya, dove ho passato una notte in un tempio buddista. Per gli spostamenti, ho evitato lo shinkansen in favore di treni locali e pullman: meno comodo, ma molto più interessante.

5. Quale è secondo te l’ostacolo più difficile che si incontra viaggiando da soli in Giappone?

Personalmente, non ho incontrato nessun ostacolo particolare. Il Giappone è a misura di viaggiatore solitario! Ho scoperto che tantissimi giapponesi viaggiano da soli, e che il Giappone in generale è affollato di persone da tutto il mondo che viaggiano in solitaria – non tante ragazze, per la verità… in ostelli e camerate ero sempre l’unica donna! Tanto che mi sono chiesta più volte dove sia l’emancipazione che noi donne occidentali vantiamo, a parole. In ogni caso, l’ostacolo in cui si rischia di inciampare quando si viaggia in Giappone, da soli o in gruppo, è il lasciarsi influenzare da tutti gli stereotipi e le leggende metropolitane sul Sol Levante, con cui i media ci bombardano ogni volta che si entra nell’argomento. Il Giappone è straordinario, i giapponesi sono ospitali, divertenti e hanno un sense of humor irresistibile. Questo, perlomeno, è quello che ho avuto modo di osservare.

6. Quale è stato il tuo rapporto con la gente locale?

Cambiando luogo e alloggio tutti i giorni (anche in Tokyo, mi spostavo quasi ogni giorno da un quartiere all’altro, dormendo ogni volta in un posto diverso), non ho avuto modo di approfondire conoscenze oltre il salutarsi e scambiarsi informazioni. In più, la maggior parte dei giapponesi non parla inglese. Avevo un contatto, fin da prima di partire, con una ragazza giapponese appassionata dell’Italia. Ci siamo viste varie volte, per cena o per visitare qualche posto, e abbiamo (ehm) spettegolato tantissimo. Siamo tuttora in contatto, è una persona a modo e gentilissima. Un dettaglio interessante? All’inizio, se mi trovavo a parlare con qualcuno, omettevo il fatto di vivere in Africa. A un certo punto, ho iniziato a includere l’informazione nei vari discorsi con persone locali… e sorpresa! I giapponesi in generale non sanno molto dell’Africa, ma molti sono rimasti letteralmente incantanti dai miei racconti sulla Tanzania e a vedere le foto scattate nei villaggi masai e a Zanzibar. Ecco. Questo proprio non me lo aspettavo.

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7. Quale è la cosa che più ti ha colpito di quel paese?

L’ordine, la sicurezza pubblica, l’educazione delle persone. Per quanto molti vedano quel tipo di super-organizzazione come un incubo, credo sia da un certo punto di vista un modo per favorire la convivenza e la condivisione degli spazi in città sovrappopolate e in un contesto geografico dove lo spazio è una risorsa limitata e per di più soggetta a terremoti e altre catastrofi ambientali. Quando sono tornata a Dar Es Salaam, che per molti versi è l’esatto contrario, molti amici mi hanno fatto notare che ero straordinariamente riposata e rilassata – il che può sembrare assurdo, dal momento che l’Africa è considerato un contesto “fuori dallo stress cittadino” e il Giappone invece… curioso, vero?

8. Secondo te quali aspetti caratteriali sono necessari per viaggiare da soli in Giappone?

Curiosità per una storia e una cultura diversissime e ricchissime. Un po’ di intraprendenza, per andare a esplorare in ogni angolo senza timori. Un po’ di autocontrollo e organizzazione negli spostamenti, altrimenti non si riesce a vedere tutto. Ma ripeto, molto dipende dalla capacità di mettere da parte tutti gli stereotipi sul Giappone e sui giapponesi… andare lì con mente aperta e recepire senza schermi tutto il meglio che quella terra può offrire.

9. Cosa non bisogna dimenticarsi di mettere in valigia?

Macchina fotografica, iPad con connessione a Internet (Google Maps ti cambia la vita, soprattutto a Tokyo), un cambio di abbigliamento “a strati” perchè il clima è abbastanza variabile. Meglio non girare troppo carichi in realtà, perchè i coin locker nelle stationi, negli ostelli e in molte attrazioni turistiche sono piccolissimi. Piuttosto, meglio portarsi qualche soldo in più e comprare qualche vestito lì – non è vero che lo shopping a Tokyo è caro, e si trovano cose carinissime e di ottima qualità.

10. L’incontro che porterai sempre con te?

Non un incontro con una persona in particolare, ma più che altro l’incontro con i giapponesi in generale e con il loro modo di essere, così discreto e garbato, ma estremamente ospitale al tempo stesso. Aggiungerei una cosa… non ho mai considerato l’idea di frequentare persone giapponesi a livello di amicizia, prima di questo viaggio. Adesso, visto che l’ambiente in cui vivo è molto internazionale, sto rivalutando gli asiatici in generale. Sui giapponesi, confermo senza ombra di dubbio, sono veramente simpatici e divertenti! Ma anche molto onesti, qualità non così scontata al giorno d’oggi…

Francesca Di Pietro

Francesca Di Pietro

Psicologa e Viaggiatrice. Giro il Mondo e studio la personalità dei viaggiatori! Ho visitato più di 60 paesi molti dei quali da sola. Per me il viaggio è uno strumento di crescita personale. Ho creato questo sito per tutti quelli che amano viaggiare da soli o che vorrebbero iniziare a farlo.

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